Alla tua finestra guardi nell'alto,
Perdendoti nell'immenso bagliore,
Che ammiri da quel tuo piccolo spalto,
E provando per esso un nuovo amore.
Così il mondo il cuor tuo prende d'assalto,
E ti sorprende un festoso furore,
Che giunge a te come di soprassalto,
Sperimentando l'alchimia del cuore.
E quanto esiste abbracci nel tuo sguardo,
L'urbe natìa, la patria e l'universo,
Per ogni cosa hai il massimo riguardo,
Perché nel cosmo è il tuo corpo immerso.
Dell'esistenza è questo il traguardo:
L'Amor che resta e non vien più perso.
martedì 30 ottobre 2007
lunedì 29 ottobre 2007
La passeggiata
Ricordi le tue passeggiate
Tra more e lamponi,
La mano coglieva
I frutti
A riporli nel cesto,
E il sole
Tra i rami
Mandava come
Bagliori
Dall'Altrove.
Le foglie verdi
Erano fresche,
E il tempo,
Stanco della
Sua eternità,
Ti poggiava
La mano
Sulla spalla.
E tu
Lo sostenevi
Sorridendo radiosa
Della tua giovinezza,
Incapace di credere
Come avrebbe
Ricambiato
Il tuo aiuto.
E intanto
Continuavi a raccogliere
More e lamponi,
Che lucevano dal cesto,
La cui
Trasmutazione alchemica
Avrebbe reso radioso
L'indomani
Il tuo volto.
Tra more e lamponi,
La mano coglieva
I frutti
A riporli nel cesto,
E il sole
Tra i rami
Mandava come
Bagliori
Dall'Altrove.
Le foglie verdi
Erano fresche,
E il tempo,
Stanco della
Sua eternità,
Ti poggiava
La mano
Sulla spalla.
E tu
Lo sostenevi
Sorridendo radiosa
Della tua giovinezza,
Incapace di credere
Come avrebbe
Ricambiato
Il tuo aiuto.
E intanto
Continuavi a raccogliere
More e lamponi,
Che lucevano dal cesto,
La cui
Trasmutazione alchemica
Avrebbe reso radioso
L'indomani
Il tuo volto.
giovedì 18 ottobre 2007
Procede la musica dei pianeti
Procede la musica dei pianeti,
Mentre tu dormi a tutto indifferente,
Il tuo occhio si chiude soavemente,
E non riflette le stellari reti,
Così tu passi dei momenti quieti,
Lontana sei dal cosmo e dalla gente,
La stanza è vuota, son le luci spente,
Su te vegliano Sagittari e Arieti.
Ché il mondo è tuo, come tu del mondo,
In te rispecchia la sua meraviglia,
Come il tuo sguardo è esso profondo,
E l'armonia del tuo corpo soave,
Fortezza guardata da chiuse ciglia,
All'invidia dei cieli non sia grave.
Mentre tu dormi a tutto indifferente,
Il tuo occhio si chiude soavemente,
E non riflette le stellari reti,
Così tu passi dei momenti quieti,
Lontana sei dal cosmo e dalla gente,
La stanza è vuota, son le luci spente,
Su te vegliano Sagittari e Arieti.
Ché il mondo è tuo, come tu del mondo,
In te rispecchia la sua meraviglia,
Come il tuo sguardo è esso profondo,
E l'armonia del tuo corpo soave,
Fortezza guardata da chiuse ciglia,
All'invidia dei cieli non sia grave.
martedì 16 ottobre 2007
Sacralità del Silen(zi)o
Nella totale ignoranza
Da parte dell'uomo
Delle Cause Prime
( e non solo di quelle ),
E nell'opinabilità
Dei giudizi
( Ognuno relativo ),
Si capisce
Che ogni parola
E' un errore.
Da parte dell'uomo
Delle Cause Prime
( e non solo di quelle ),
E nell'opinabilità
Dei giudizi
( Ognuno relativo ),
Si capisce
Che ogni parola
E' un errore.
lunedì 15 ottobre 2007
Il restauratore
Non prova invidia per tutti i tesori,
Che son reliquie del nostro passato,
Le gemme che il tempo ha regalato,
Fatte di tratti vivaci e colori,
Antichi artisti vi han lavorato,
Trattando d'armi, di vite e d'amori,
A volte si scova, sotto uno strato,
Un nome tale da scaldare i cuori.
Ma lui è guardia di ogni ritratto,
Come un custode dall'occhio di luce,
Ché riconosce l'artista al tratto;
Egli sapiente la mano conduce,
Perché cercando nel più parvo anfratto,
Lui del poeta il nitore ricuce.
Che son reliquie del nostro passato,
Le gemme che il tempo ha regalato,
Fatte di tratti vivaci e colori,
Antichi artisti vi han lavorato,
Trattando d'armi, di vite e d'amori,
A volte si scova, sotto uno strato,
Un nome tale da scaldare i cuori.
Ma lui è guardia di ogni ritratto,
Come un custode dall'occhio di luce,
Ché riconosce l'artista al tratto;
Egli sapiente la mano conduce,
Perché cercando nel più parvo anfratto,
Lui del poeta il nitore ricuce.
venerdì 12 ottobre 2007
Giordano Bruno
Nel Cinquecento l'Uomo delle Stelle
Vagò in ricerca degli antichi Dèi,
E li purgò di quanto erano rei,
Per far vedere quanto sono belle
Le storie loro in molte favelle.
Frustando grevi cavalli pegasei,
Viaggiò molti paesi europei,
Facendo delle Scienze le sue ancelle.
Ma terminò il percorso amaramente,
Ché fu tradito, catturato e preso,
E poi fu interrogato brutalmente,
Tutto questo al suo orgoglio fece male;
Ma giunto il tempo non si è infine arreso,
E in tutti i cuori si è fatto immortale.
Vagò in ricerca degli antichi Dèi,
E li purgò di quanto erano rei,
Per far vedere quanto sono belle
Le storie loro in molte favelle.
Frustando grevi cavalli pegasei,
Viaggiò molti paesi europei,
Facendo delle Scienze le sue ancelle.
Ma terminò il percorso amaramente,
Ché fu tradito, catturato e preso,
E poi fu interrogato brutalmente,
Tutto questo al suo orgoglio fece male;
Ma giunto il tempo non si è infine arreso,
E in tutti i cuori si è fatto immortale.
martedì 9 ottobre 2007
Il silenzio del cuore
Si stende un silenzio dentro il cuore,
Fatto di nere nubi di tempesta,
Osservi e non sorridi perché è questa
L'unica sostanza d'ogni rumore,
Che sovrasta la piana del dolore.
E ciò è quanto del passato resta:
Una quiete così tacita e mesta,
Che riman dentro, e non esce fuore.
E le montagne in lontananza dure,
Si spezzano sotto il peso del cielo,
Che pare costellato di paure,
Scende la notte, mentre il mormorio
Del fiume degli eventi come il telo
D'un greve sipario fa rumorio.
Fatto di nere nubi di tempesta,
Osservi e non sorridi perché è questa
L'unica sostanza d'ogni rumore,
Che sovrasta la piana del dolore.
E ciò è quanto del passato resta:
Una quiete così tacita e mesta,
Che riman dentro, e non esce fuore.
E le montagne in lontananza dure,
Si spezzano sotto il peso del cielo,
Che pare costellato di paure,
Scende la notte, mentre il mormorio
Del fiume degli eventi come il telo
D'un greve sipario fa rumorio.
sabato 6 ottobre 2007
Paesaggio d'amore
Le fiamme del falò crepitanti nella notte
Rammentano calde i tuoi movimenti flessuosi,
Mentre il mare che placido e calmo sta e rista,
Si specchia verde nel cielo come nei tuoi occhi,
I venti mi sussurrano parole d'amore,
E m'immergono in pensieri che sono solo per te,
La luna in cielo e alta,
Lascia cader su di te un vestito d'argento,
Questa è una cosa che so anche se sei lontana,
E lo intesse legato da una cintura d'oro,
I tuoi lunghi capelli
Cadono sul colletto e sulla pelle di seta
Del delicato collo,
Così, unita a me dalle stelle, mi aspetti,
Mentre osservi il cielo;
E non percepisco più il freddo della notte,
Avvolto nel calore,
Che solamente può suscitare il tuo pensiero,
Riflettendosi in ogni cosa che mi circonda,
Così so d'esser dolcemente assediato da te,
E mi addormento piano.
Abbraccio il mondo nel quale ritrovo il tuo amore,
Ché esso è di te specchio, mio dolcissimo fiore.
Rammentano calde i tuoi movimenti flessuosi,
Mentre il mare che placido e calmo sta e rista,
Si specchia verde nel cielo come nei tuoi occhi,
I venti mi sussurrano parole d'amore,
E m'immergono in pensieri che sono solo per te,
La luna in cielo e alta,
Lascia cader su di te un vestito d'argento,
Questa è una cosa che so anche se sei lontana,
E lo intesse legato da una cintura d'oro,
I tuoi lunghi capelli
Cadono sul colletto e sulla pelle di seta
Del delicato collo,
Così, unita a me dalle stelle, mi aspetti,
Mentre osservi il cielo;
E non percepisco più il freddo della notte,
Avvolto nel calore,
Che solamente può suscitare il tuo pensiero,
Riflettendosi in ogni cosa che mi circonda,
Così so d'esser dolcemente assediato da te,
E mi addormento piano.
Abbraccio il mondo nel quale ritrovo il tuo amore,
Ché esso è di te specchio, mio dolcissimo fiore.
giovedì 4 ottobre 2007
La Torre di Babele
Un po' alla volta
Ritorna tutto:
Il seme cade,
E spunta il fiore,
E mentre il cuore da sé evade rispunta il frutto per la raccolta.
Ché già si perde
L'animo affranto
Nella Natura
Che esplode intorno,
Se si fa giorno nell'aria pura lasci il tuo manto sul prato verde.
E noi due insieme
Che celebriamo
La primavera
Che canta ancora,
E adesso è l'ora pura e sincera in cui ci amiamo senza più speme.
Come un naufragio
Alla deriva
Su calmi mari
Tra piani venti,
I sentimenti son spesso amari ma giungi a riva per un rifugio.
Senza più scopo
Se non l'amore
Che fa da perno
Alla gran ruota,
Essa è ben nota nel Cerchio Eterno ma il suo furore è prima e dopo.
E si dissolve
Di Maya il velo,
Solo rimane
Un palpitare,
E' il respirare da sera a mane che muove il cielo poi tutto solve.
Ma anche finisce
L'attimo bello
Ed è un po' amaro
L'ultimo accento,
Lo porta il vento che si fa raro ma l'acquerello riapparisce.
Ritorna chiuso
Ogni sentiero,
E la cosa-in-sé
Torna velata,
Ma dichiarata, più altro non v'è l'amore vero è circonfuso
Dall'apparenza
Di questo mondo,
Che appare e inganna
E poi scompare,
Ma è solo amare la nostra manna, essa ch'è al fondo d'ogni semenza.
Ritorna tutto:
Il seme cade,
E spunta il fiore,
E mentre il cuore da sé evade rispunta il frutto per la raccolta.
Ché già si perde
L'animo affranto
Nella Natura
Che esplode intorno,
Se si fa giorno nell'aria pura lasci il tuo manto sul prato verde.
E noi due insieme
Che celebriamo
La primavera
Che canta ancora,
E adesso è l'ora pura e sincera in cui ci amiamo senza più speme.
Come un naufragio
Alla deriva
Su calmi mari
Tra piani venti,
I sentimenti son spesso amari ma giungi a riva per un rifugio.
Senza più scopo
Se non l'amore
Che fa da perno
Alla gran ruota,
Essa è ben nota nel Cerchio Eterno ma il suo furore è prima e dopo.
E si dissolve
Di Maya il velo,
Solo rimane
Un palpitare,
E' il respirare da sera a mane che muove il cielo poi tutto solve.
Ma anche finisce
L'attimo bello
Ed è un po' amaro
L'ultimo accento,
Lo porta il vento che si fa raro ma l'acquerello riapparisce.
Ritorna chiuso
Ogni sentiero,
E la cosa-in-sé
Torna velata,
Ma dichiarata, più altro non v'è l'amore vero è circonfuso
Dall'apparenza
Di questo mondo,
Che appare e inganna
E poi scompare,
Ma è solo amare la nostra manna, essa ch'è al fondo d'ogni semenza.
Memento d'inverno
Mi accoglie l'ambiente
Nel suo freddo pungente,
Mentre i fulgori
Delle stelle
Nell'oscurità
Sembrano invitare
Ad amare ancora
Il mondo e ciò che dona.
Nel suo freddo pungente,
Mentre i fulgori
Delle stelle
Nell'oscurità
Sembrano invitare
Ad amare ancora
Il mondo e ciò che dona.
mercoledì 3 ottobre 2007
I leoni di Cibele
Mi torno ad affacciare sul balcone
Sopra i paesi d'immaginazione,
Dove cadono le prime secche foglie,
Che fan preludio alle autunnali doglie,
Il freddo ed il rinnovo quasi morte
Del mondo che si apre a nuove porte,
Mentre il vento fa dondolare i rami,
E tutti gli spifferi son grami,
Cade il silenzio sopra città e boschi,
Tutti gli istanti sono acuti e foschi,
Si ride meno anche per le strade,
Si fan placide tutte le contrade,
Non s'ode più rumore di risate,
Le finestre son chiuse e bloccate.
Pur sempre spira di Venere il vento,
Nascosto sotto il freddo è il sentimento,
Esso in futuro tornerà a brillare,
Ma per ora si vuole riposare,
Pure Artemide s'addormenta stanca,
Lei che al voto di castità non manca,
Mentre Persefone attende paziente
Che spunti il grano che all'uomo non mente,
Così nel freddo Natura riposa,
Fa crescer nel suo grembo ogni cosa,
Il seme che darà l'albero e il frutto,
Ricostruendo il prodigioso tutto,
E quello che nel suo momento appare,
Svolge la sua funzione e poi scompare.
Così l'ordine forma la corona
Della bella e terribile Matrona,
Che dal suo trono detta la sua legge,
Perchè domina e guida e mai richiegge,
E quanto noi vediamo è il suo vestito,
Che dagli eventi è tutto ricucito,
Sempre si logora e sempre ritorna
Allo stato primevo, così storna
Alla Regina qualunque disfatta,
Perché la sua veste è così fatta
Da essere un mantello di regina,
Alla quale nessuno s'avvicina,
Ché anche se la scorgi sia per poco,
E da lontano e da confuso loco.
Così s'aggrappa l'uomo alla sua veste,
Ma i suoi appigli son proprio cose meste,
Ché sempre egli perde la sua presa,
Riprova, e ogni volta è la resa,
Ma tenta ancora per vederne il volto,
E più vicino gli giunge all'ascolto
Il rumoreggiar piano e crudele
Dei feroci leoni di Cibele.
Sopra i paesi d'immaginazione,
Dove cadono le prime secche foglie,
Che fan preludio alle autunnali doglie,
Il freddo ed il rinnovo quasi morte
Del mondo che si apre a nuove porte,
Mentre il vento fa dondolare i rami,
E tutti gli spifferi son grami,
Cade il silenzio sopra città e boschi,
Tutti gli istanti sono acuti e foschi,
Si ride meno anche per le strade,
Si fan placide tutte le contrade,
Non s'ode più rumore di risate,
Le finestre son chiuse e bloccate.
Pur sempre spira di Venere il vento,
Nascosto sotto il freddo è il sentimento,
Esso in futuro tornerà a brillare,
Ma per ora si vuole riposare,
Pure Artemide s'addormenta stanca,
Lei che al voto di castità non manca,
Mentre Persefone attende paziente
Che spunti il grano che all'uomo non mente,
Così nel freddo Natura riposa,
Fa crescer nel suo grembo ogni cosa,
Il seme che darà l'albero e il frutto,
Ricostruendo il prodigioso tutto,
E quello che nel suo momento appare,
Svolge la sua funzione e poi scompare.
Così l'ordine forma la corona
Della bella e terribile Matrona,
Che dal suo trono detta la sua legge,
Perchè domina e guida e mai richiegge,
E quanto noi vediamo è il suo vestito,
Che dagli eventi è tutto ricucito,
Sempre si logora e sempre ritorna
Allo stato primevo, così storna
Alla Regina qualunque disfatta,
Perché la sua veste è così fatta
Da essere un mantello di regina,
Alla quale nessuno s'avvicina,
Ché anche se la scorgi sia per poco,
E da lontano e da confuso loco.
Così s'aggrappa l'uomo alla sua veste,
Ma i suoi appigli son proprio cose meste,
Ché sempre egli perde la sua presa,
Riprova, e ogni volta è la resa,
Ma tenta ancora per vederne il volto,
E più vicino gli giunge all'ascolto
Il rumoreggiar piano e crudele
Dei feroci leoni di Cibele.
Frammento d'una poesia non scritta
(...)
Soprattutto
Quando non sto bene
(...)
Mi mancano
(...)
Le mie passeggiate.
Soprattutto
Quando non sto bene
(...)
Mi mancano
(...)
Le mie passeggiate.
martedì 2 ottobre 2007
lunedì 1 ottobre 2007
Lanterna magica
Ricordi il tempo in cui eri ragazzo,
Quando il giocattolo uscì dallo scrigno,
Tesseva sul muro un gracile arazzo,
Dove apparivan la rondine e il cigno,
Ricordi luci, disegni e colori,
Impressi sopra la buia parete,
Le meraviglie che c'erano fuori
Non attizzavano più la tua sete,
Sol quella storia ti affascinava,
E quella lampada miracolosa,
Vi riassistevi e mai ti stancava
Il ripetersi lento d'ogni cosa,
Era una storia or lieta ora tragica,
Ricca di tanta avventura ed amore,
Quella della tua lanterna magica,
C'era la gioia, e c'era il dolore,
Che dispiacere quando la perdesti,
Che lacrime non più dimenticate!
Che triste fu quel giorno in cui vivesti
Le prime cose care abbandonate.
Ti capitò di non pensarci ancora,
Per affrontar la vita e i sentimenti
Dettati da ogni giorno ed ogni ora,
Vivendoti i tuoi personali eventi.
Da allora son passati tanti anni,
Ma ieri ritrovasti in soffitta,
Dopo 'sì numerosi disinganni,
Quella lanterna di ricordi fitta,
Ed oggi la rivedi con tuo figlio
Quella storia che non è mai finita,
Ed esalando un sorpreso bisbiglio,
Ti accorgi che racconta la tua vita.
Quando il giocattolo uscì dallo scrigno,
Tesseva sul muro un gracile arazzo,
Dove apparivan la rondine e il cigno,
Ricordi luci, disegni e colori,
Impressi sopra la buia parete,
Le meraviglie che c'erano fuori
Non attizzavano più la tua sete,
Sol quella storia ti affascinava,
E quella lampada miracolosa,
Vi riassistevi e mai ti stancava
Il ripetersi lento d'ogni cosa,
Era una storia or lieta ora tragica,
Ricca di tanta avventura ed amore,
Quella della tua lanterna magica,
C'era la gioia, e c'era il dolore,
Che dispiacere quando la perdesti,
Che lacrime non più dimenticate!
Che triste fu quel giorno in cui vivesti
Le prime cose care abbandonate.
Ti capitò di non pensarci ancora,
Per affrontar la vita e i sentimenti
Dettati da ogni giorno ed ogni ora,
Vivendoti i tuoi personali eventi.
Da allora son passati tanti anni,
Ma ieri ritrovasti in soffitta,
Dopo 'sì numerosi disinganni,
Quella lanterna di ricordi fitta,
Ed oggi la rivedi con tuo figlio
Quella storia che non è mai finita,
Ed esalando un sorpreso bisbiglio,
Ti accorgi che racconta la tua vita.
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