venerdì 31 agosto 2007

Ogni tanto

Ogni tanto
Mi sento
Triste soltanto
Per un momento.

Il barista

Si è sempre allegri al banco del barista,
Lui della colazione è il vero artista,
Prepara un buon caffé ed un cappuccino,
Ed augura a tutti un buon mattino.


La sua dispensa è molto ben provvista,
D'ogni bottiglia messa bene in vista,
Così se ti prepara uno spuntino,
Puoi accompagnare il pane con il vino.


Ha molte paste con la marmellata,
Sciroppi con la menta o con l'orzata,
Così lui è sempre pronto a ristorare
Gli amici che ritrovi a chiacchierare.


Non potrà mai accadere ch'io desista
Dall'andare a trovare il mio barista!

Una volta ero un Mago

Una volta ero un Mago,
Di cose future vate e presago,
Sulla tavola stendevo i Tarocchi,
Sui quali fissavo attenti gli occhi,
Perché cercavo in essi ispirazione,
Per una scelta o qualche decisione,
Tracciavo i punti della Geomanzia,
Sulla carta la penna andava via,
Creando forme dai nomi latini,
Fatte tutte di linee di pallini,
Osservavo ogni congiunzione astrale,
Per redigere poi temi natale,
Stupendomi del modo in cui gli astri,
Sembrin formar caratteriali incastri,
E procedevo poi all'evocazione,
Mentre alta si levava l'orazione,
La camera, soffusa dall'incenso,
Era pervasa da un profumo intenso,
Dei Tattwa cercai forzar le porte,
Ma non son molte le cose che ho scorte
Oltre esse, ché sul regno elementale,
Non facile è puntare il canocchiale,
Tentai anche qualche invocazione,
Più facile trovai l'operazione,
Ché da forze ultraterrene esaltato,
Levando coppa e sale ho celebrato,
Tentai anche la proiezione astrale,
Che allo Spirito forse mette l'ale,
Due volte dal mio corpo sono uscito,
Vi son tornato stanco ed allibito,
Ho costruito alcuni Talismani,
Per mezzo della carta e delle mani,
Con le opportune tinte colorati,
Essi poteri arcani hanno attirati,
Ho consultato dei volumi antichi,
Riportanti preghiere ed emistichi,
Rimasugli d'antica tradizione,
Che forse era nel mondo in diffusione,
In tempi che ormai son dimenticati,
Ché da millenni se ne sono andati.
Anche associavo alla mia Magia,
Lo studio ben attento d'alchimia,
Per svelare gli arcani di coloro,
Che dalla pietra voller trarre l'oro.
Al mattino ogni dì tracciavo il Cerchio,
Fuor d'esso ogni pensiero era soverchio,
Poi gli Angeli dai Punti Cardinali
Sopra di me stendevano le ali,
Tenevo nel cassetto pietre ed erbe,
Cercate colorate e assai superbe,
Ognuna era legata ad un pianeta,
Era ruvida o liscia come seta.
Ma tale accanimento non consiglio,
Ché la psiche può mettere in periglio,
Chi vuole occuparsi di Magia,
Sia buonissimo e mite o vada via.


Una volta ero un Mago,
Sul legno ho inciso Rune con un ago,
Ma ora sto seguendo altro percorso,
Ché la mia vita ha preso un altro corso.

mercoledì 29 agosto 2007

La guerra delle stagioni

Rimbomban rombanti trombe d'inverno,
Più gelide delle porte d'Averno,
Esso è il dotato alunno,
Del rigido e rigoroso autunno,
Al suo comando tutti i venti sono,
Assieme al lampo, alla pioggia, ed al tuono,
Così come un'armata son schierati,
Veloci muovono alla guerra armati,
Scuotono alberi, foglie e foreste,
Le loro tattiche son le tempeste,
Giungono alle città illuminate,
Che attaccano con neve e grandinate,
Sempre più avanza l'esercito duro,
Che costruisce un impero oscuro,
Si reclama la luce,
Che sempre più col tempo si riduce.


Ma intanto il Sagittario forgia frecce,
Fatte di ferro e legno di cortecce,
Quindi le prova su di un saldo arco,
E quando di faretre è fatto carco,
Il Capricorno crea un'armatura,
La rende assai stabile e sicura,
Forgia armi da corpo a corpo e lance,
Ed elmetti che coprano le guance,
Egli è un fabbro assai esperto,
Che ogni via del suo operare ha aperto,
Intanto l'Aquario senza sosta,
Dei recipienti d'acqua fredda apposta,
Così che il fabbro possa lavorare,
E l'armi sue temprare,
Così son costruiti gli strumenti,
Che affiancheran del Sole i raggi ardenti.


Frattanto afferra il caduceo Mercurio,
Che ogni piaga di cattivo augurio
Può curar con l'arte medicinale,
In modo da guarire ogni male,
Le sue legioni spiega invece Marte,
La guerra è la sua arte,
Schierate pronte nell'addestramento,
Al quale seguirà il bellico vento,
A tutto questo Giove sopravvede,
Lui che sul trono degli Dèi si siede,
E dà istruzioni con il fiero ciglio,
E' un ordine ogni suo bisbiglio,
Poi Venere dà l'ultimo saluto,
Al Dio che alla Terra va in aiuto,
Lo porta sopra un cesellato letto,
E gli concede un amore perfetto.


A ritornare in forze Apollo è pronto,
A far scontare a Inverno ogni suo affronto,
Lui che tra battaglie ancora spera,
Di rapir Principessa Primavera,
Solennemente sale sul suo carro,
Che ha ruote d'oro e sbarre di metallo
Prezioso e son legati i suoi cavalli
A supporti intagliati di cristalli,
Poi in ciel volando le montagne rade,
Ed i suoi raggi impugna come spade,
Si muovono con lui le sue legioni,
Per scalzare a Inverno i suoi bastioni,
Si tace ogni tromba ed ogni tuono,
Non s'ode più alcun bellico suono,
Qualunque nube il proprio assalto cessa,
Di nuovo sei al sicuro Principessa!


Così torna a regnare Primavera,
Lei che ammansisce tutta l'atmosfera,
Gorgheggiano gli uccelli,
I loro canti antichi eppur novelli,
Volteggia l'aria fresca,
E fa ondeggiar la fragola e la pesca;
Nel frattempo l'autunno
Minaccioso ricerca un nuovo alunno.

Il parrucchiere

Il parrucchiere sfoltisce i capelli,
Dalla bottega escon tutti più belli,
Perché l'estetica è il suo mestiere,
E' lui dell'eleganza il buon alfiere,


Così ti siedi e con lui favelli,
Mentre risponderà a tutti gli appelli,
Intanto tra conviviali atmosfere,
Si muove tra strumenti ed ampolliere,


Ma tu seduto nello specchio vedi,
Un evento che quasi non ci credi,
Ché l'aspetto si fa più delicato,
Da tutti quanti sarà visto e amato,


Intanto qualche goccia di lozione,
L'ultimo tocco dà all'operazione;


Dopo tale visione,
Esci e passeggi a cuore più leggero,
Ché ti senti felice e assai sincero.

1 Consiglio

Se qualche passaggio
Ti pare un po' acerbo,
Prendi la scorciatoia,
Fai la rima con il verbo.

Il giorno libero

Tutti impegnati in qualche negozio,
Io oggi preferisco star nell'ozio,
Che sol sdraiato nel mio caldo letto,
Potrò immaginar qualche versetto,


O studiare del patriarca Fozio,
Che stabilì un nuovo sacerdozio,
Così mi piace proprio questo tetto,
Perché ne traggo sempre un dolce effetto,


Ed allo studio posso fare pausa,
Di cui un languorino è buona causa,
Così mi alzo, e poi mi fo un panino
Con il taleggio, e chiudo col budino;


Domani tornerò a lavorare,
Ma per oggi m'è dolce il riposare.

martedì 28 agosto 2007

Sono una persona

Sono una persona,
In latino persona vuole dire:
" Maschera ", eppure non contraffatto
Sento il mio volto, lo sento sincero,
Lo immagino ben placido e leggero;
Sono una persona,
Ma a volte io mi sento frammentato,
Come un vortice di possibilità
Inespresse, oppure un potenziale
Che, andando il tempo, è rimasto tale.
Ma forse a ciò compensa l'aggregato
Di cellule che forma chi qui scrive:
Sembrano stabili e non lo sono,
Ognuna sempre muore o si divide.
Così intanto che pesce dal Baltico
Mangio, alla televisione da Roma
Continua una nuova trasmissione,
Che illumina quegli imprecisabili
Spazi di tempo in cui muove la vita
( Mentre la polvere ai raggi solari,
Si agita 'sì pervicacemente,
Che una struttura unica mi sembra
Voler formare per volontà propria,
Ma ancor si muove e resta separata ),
E pixel dopo pixel si rinnova,
Come capita anche al corpo umano;
Intanto arriva una telefonata
Che proprio da Torino è arrivata,
Ed ogni cosa che attorno ci avviene,
Quello che ci circonda unisce e tiene.


Sono una persona,
Ed a volte mi prende questa voglia,
Di coglier fragole, pesche, e mirtilli,
Che siano in fresco bosco a me vicini.

Beato chi il tuo bacio ha ricevuto

Beato chi il tuo bacio ha ricevuto,
Ché la tua bocca è come una fessura,
La tua traspirazione è tenue e pura,
E la tua pelle un candido velluto,


Al vederti chiunque si fa muto,
Mentre tu incedi impavida e sicura,
Ma forse avesti un poco di paura,
Quando un più stretto contatto hai vissuto,


Pur sorridesti con gli eburnei denti,
Lui ti prese come i più calmi venti,
Che i capelli ti accarezzan piano,
E poi passano oltre e van lontano;


Così cresce con te da quel mattino
La gioia che ti diede, d'un bambino.

La marcia della punteggiatura

Comincia qui la marcia
Della punteggiatura,
Grazie al di cui ausilio
E' più fluida la scrittura,


Arrivano per prime
Le salde virgolette,
Che per ogni contenuto,
Non si mostrano mai strette,


Le segue assai preciso
Compassato e compunto,
Colui che è sempre fermo,
E fa di nome punto,


Ma dopo d'esso giunge
L'espressiva virgola,
Perché senza di lei,
Qualunque testo svirgola,


Ma presto essa raggiunge
Il suo predecossore,
E così fa di due segni,
Un più saldo divisore,


Ma tra le acclamazioni
Giunge il punto esclamativo,
Ch'è sempre pronto a fare
Il testo assai più vivo,


Ed ecco poi ci sono
Le parentesi quadre,
Che sembrano tracciate
Con la riga e con le squadre,


Ma non mancano anche
Quelle più rotonde,
Che spesso rinchiudono
Frasi assai profonde,


In seguito ci sono
Quelle che si chiaman graffe,
Le quali sembran quasi
Delle decorate staffe,


Infine arriva circospetto
Il punto interrogativo,
Che non è mai sicuro,
Sempre è dubitativo,


Ed è esso che conclude
Tutta quanta la sfilata,
Che trovi in ogni scritto
Al testo abbarbicata.

Tecnica

Fintanto che vivo,
Provo a osservare il mondo,
E quello che vedo,
Approfondisco e scrivo.

Per Gandalf

Leggo il Bellum Gallicum,
Ma tu hai prurito,
E fai fatica
A grattarti da solo.


Così depongo il libro,
E nel mio aiuto,
Troverai sollievo,
Ché sei ai miei occhi
Più importante
Di qualunque Cesare.

Il pensionato

Il pensionato gira per le strade,
Ché passeggiando un po' di tempo evade,
Possiede un che d'antico nello sguardo,
E' sempre desto e non è mai in ritardo,


Perché sempre più spesso poi gli accade
Di aver di tanti amici ogni riguardo,
Con cui si mostra affabile e gagliardo,
Così la gioia tutto lo pervade.


Gli piace molto il gioco delle carte,
Che sia a ramino, scopa, oppur tressette,
E sempre riunirà dalla sua parte,
I mazzi dalle consumate alette;


Ma andare con colei che ha tanto amato
Quando vien sera è il premio meritato.

lunedì 27 agosto 2007

Il commerciante

Dietro il banco lavora il commerciante,
Lui é molto gentile e assai galante,
Sempre ti accoglierà con un sorriso,
Anche se lo raggiungi all'improvviso,


Sa bene come essere preciso,
Ed è nel consigliar pronto e deciso,
Le cose in vendita son proprio tante,
E lui ben le conosce tutte quante.


Gli piace proprio stare in compagnia,
Quasi non vuole farti andare via,
Ché chiacchiera con ogni suo cliente
Perché ama molto stare con la gente;


E spesso capita che ogni prodotto
Scelga di vendere a prezzo ridotto!

La sinfonia

E' dopo l'apertura dei violini,
Che suonano gli archi in pizzicato,
Durante il quale i legni sono inclini
A entrare nella trama di broccato,


Dopo una pausa un oboe delicato,
Si leva solo in pastorale afflato,
Ma in seguito i flauti mingherlini
Offrono suoni arcani e sibillini,


Ma saran dati i più potenti frutti
Musicali in un magistrale Tutti,
Che porterà veloce alla chiusura
Di un'armonia che fu leggera e pura;


Mostrerà degli spettatori il plauso,
Lo scroscio risonante dell'applauso.

Il pescatore

Riede alla parca mensa il pescatore,
Sotto il sole cocente ha lavorato,
Le acque ne agitavano la barca,
Ché il mare d'onde mosse facéa sfoggio,
Coperto il capo da una fitta maglia
D'acciaio, Egli l'amo butta in acqua,
Poi lo solleva e lo lancia alle spalle,
Lui sempre insiste in questo movimento,
Che scaglia indietro il pesce e scuote il vento,
A volte sgrincia il ferro il suo riparo,
Ma lui non teme, sa d'esser protetto.
I suoi colleghi al fianco fan lo stesso,
Si fa l'odor di pesce assai più fitto.
Anche se è stanco per tal vita dura,
Sa che c'è chi l'aspetta e rassicura,
Ché sa ch'ogni amor suo felice ha fatto,
Con la famiglia siede soddisfatto.

Il capitano

A prua si leva fiero il capitano,
Il binocolo lui stringe nella mano,
Egli del mare è un sagace lupo,
Si mostra a volte fiero a volte cupo,


Egli conosce il posto più lontano,
Dei viaggi lui risolverà ogni arcano,
Affrontando ogni scoglio e ogni dirupo,
Di sottigliezze non fa alcuno sciupo;


Ma adesso egli va sottocoperta,
La botola che smuove lascia aperta,
Ché ha fretta, per tracciare la sua rotta,
Di tornar delle mappe ad aver cura,


Per essa condurrà l'intera flotta,
Verso un'altra magnifica avventura.

La tartaruga

La tartaruga
E' in assoluto
Uno degli animali
Più simpatici
In circolazione.


Almeno quando
Non si mostra
Tutta guscio.

Non rimane che una fotografia

Non rimane che una fotografia,
Ingiallita, impolverata,
Di ogni cosa che se n'è andata via,
E non è più tornata,


Si leva come un placido ritratto,
Fatto di nostalgia,
Ed anche se da essa sono attratto,
Non la sento mia,


Il pennello d'un povero pittore,
Per così tanti anni consumato,
Par dipingere volle antiche ore,
Che non so se ho amato,


Era forse un dipinto in movimento,
Ma era debole la traccia,
Ed è adesso che m'accorgo con sgomento,
Di come tutto si disfaccia.

Luna rossa, luna blu

Luna rossa, luna blu,
Scendi solo un po' più giù,


Luna franca, luna bianca,
Sali anche se sei stanca,


Luna blu, luna rossa,
Un po' piccola, un po' grossa,


Luna seria, luna nera,
Porta quello che si spera,


Luna su, luna giù,
Fai un po' quello che vuoi tu,


Un po' calante, un po' crescente,
Proprio come la mia mente,


Luna dritta, luna storta,
Hai l'aspetto d'una torta,


Luna in cielo, alta luna,
Fa' che venga la fortuna,


Luna rossa, luna blu,
Sali in alto, o scendi giù!

domenica 26 agosto 2007

La Strega in ritiro

E' deposto il calderone in un canto,
Su uno scaffale posa la bacchetta,
L'athame dalla magica saetta
Ormai non è agitato più da tanto,


La coppa che dei riti tuoi era vanto,
Si è impolverata tutta mentre aspetta,
Che tu con le movenze senza fretta,
La prenda procedendo ad un incanto.


Ma per gli Dèi hai ancor venerazione,
E segui sempre ogni lunazione;
Non pratichi, ché ogni tua energia
Convogliasti per un Grande Poema,


Ma non devi comunque avere tema,
Un giorno tornerai alla Magia.

La fucina

Entra presto l'apprendista,
Nella propria officina,
Circondato è dai lavori
Che lo hanno preceduto,
L'aria è dentro molto calda,
Così inizia egli a sudare,
Poi si toglie la camicia,
E comincia a lavorare.


Mette mano ai suoi strumenti
Che da sé fabbricar deve,
E comincia a stare attento
A ogni altro altrui lavoro,
Per capire come fare
A altra opra costruire
Che sia degna di 'sì tante
Che lo hanno preceduto,


Scarta il suo primo lavoro,
Non è degno degli altri,
Ricomincia ancora e ancora,
Batte incudine e martello,
Anche quello che fa dopo
Non gli pare sufficiente,
Così scarta pure quello,
E va avanti indifferente,


E' così che tra faville,
Lampi, battiti e scintille,
Egli cerca d'imitare
Dei maestri il lavorare,
Lui continua anche se stanco,
Nella testa e pur nel fianco,
Non si prende alcuna sosta,
Bene sa quanto gli costa


Rimaner nell'antro chiuso,
A cui ormai s'è fatto uso.
Sul suo volto non c'è boria,
Solo gran concentrazione,
Chè é impegnato nell'azione,
Che lo porterà alla storia:
Costruire un monumento,
Che pei posteri sia un vanto!

Autoritratto poetico

La tecnica di Foscolo,
La tenerezza di Pascoli,
Certe tematiche di Leopardi,
E il più grande rispetto per Dante.


Ma poi anche io
Aggiungo qualche cosa di mio.

sabato 25 agosto 2007

Autoritratto

Sono alto e non propriamente in forma,
I miei peli son più che i miei pensieri,
I miei detti cercan d'esser sinceri,
Ed è un quarantacinque la mia orma,


Sono sempre agitato da una torma
Che non si ferma mai di desideri,
I miei atteggiamenti sono seri,
Faccio fatica a ridere di norma;


Agli occhi ho due fondi di bottiglia,
Amo la cioccolata e la vaniglia,
Mi dà un grande sollievo passeggiare,
Che sia in città, in montagna, o in riva al mare,


Non son prestante molto né assai bello,
Ma studio tanto e mi chiamo Marcello.

L'uomo cibernetico

Diventerà l'uomo cibernetico?
Si muoverà con clangor di metallo,
Non mai si troverà egli in stallo,
Non patirà mai più alcun solletico,


Sarà più veloce e più frenetico,
Non avrà più piacere mai nel ballo,
Non patirà languore, caldo o callo,
Si muoverà forse a un ritmo cretico;


Non abbisognerà neppur del sonno,
Di stanchezza non avrà più sentimento,
Mangerà poco e senza alcun lamento,
Ché renderlo cotale gli anni pònno;


Ché forse l'uomo automa sarà fatto,
Ma ciò è ancora in potenza e non in atto.

Una replica scherzosa

D'un volatile favello,
Era proprio molto bello,
Era una creatura alata,
Su una torre era posata,
E' la torre della zecca,
Dove fanno tanta stecca
Di moneta sempre cara,
Che la gente rende avara.


- C'è qualcuno - Egli cantava:
- Che alla nuova replicava,
Par non voglia ch'io sia un tordo,
Ma non becco, neppur mordo,
Ma chissà perché non piace
Questo nome di rapace,
Io che sono solitario,
Non mi posso chiamar Mario;


Io comunque lo saluto,
Che mi è tanto piaciuto,
Ogni caro suo commento,
Che seguii con gradimento;
Da quel canto di Leopardi,
Vengo non mai troppo tardi,
A levar la mia canzone,
Senza alcuna pretensione. -