domenica 30 settembre 2007

Lumino, lumino

Lumino, lumino
Guida i miei passi
In questa notte
Tanto scura.


Fai che io
Non inciampi
Su questa terra
Così dura.


Aiuta i miei occhi
A vedere
Nel mio sentiero
D'amarezza,


Aiutami,
Anche quando
Il cuore
Mi si spezza,


E se a volte
Poso a terra
Stanco
E addormentato,


Veglia su me,
Perché sai
Che sono
Spaventato.


E se
Ti rifletti
Nelle lacrime
E nel pianto,


Lumino, lumino,
Sia di luce
Il tuo
Flebile canto.

L'albero dei ricordi

Com'ero felice
In quei tempi lontani,
Serate gioiose
Passate insieme,
E quante risate,
Che riecheggiano ancora
Nei giardini
Della memoria.


E' un altro ricordo
Quella sera,
Due chiacchiere al freddo
Del pieno inverno,
Sotto una Torino
Illuminata
Dai Sigilli
Di Giordano Bruno.


La luna
Che lenta
Si staglia
Dalle nubi,
Circondate
Da un corteo
Di stelle,
E' pur sempre
Sola.


E i giorni
Degli amori
Rimasti perduti
Nel fluire
Del ruscello
Delle età,
Verso il mare
Dell'amarezza.


Così ora
Come un giocoliere
Colgo ricordi
Dall'albero,
E passo
Dall'uno all'altro,
Ma non cade il frutto
Dalla mia mano.

Poesia per un matrimonio

Non solo per me, figlia mia, sei nata,
Tu che sei sempre nel mio cuor presente,
Altra casa da te sarà allietata,
E so che ciò avverrà teneramente,


Ché fu un sorriso, un attimo e l'amore
Venne ad allestir nuovo futuro,
Da te, mio caro, profumato fiore,
Sappi che separarmi è molto duro,


Ma se lacrime vedrai saran di gioia,
Ché so che costruisci la tua vita,
Il rimanere ti verrebbe a noia,
Un'epoca è oggi ormai finita,


Vai in sposa e sarai molto felice,
Noi vivremo la tua serenità,
Ed ogni cosa intorno a me mi dice,
Che lui l'intera vita ti amerà,


E un giorno suonerai al campanello,
Ti apriremo presto, nel mattino,
Di tutti i dì sarà certo il più bello,
Ché ti presenterai con un bambino.

Scherzo

Se ogni tanto si ferma la barca,
Prendo le rime dal caro Petrarca,
Le sue parole le trovo nel testo,
Le metto alla fine, e cambio il resto.

Relatività

Una soluzione per ogni problema,
Un problema per ogni soluzione.

giovedì 27 settembre 2007

Lacrime

Solo ti chiedo
Il perché
Di queste lacrime,
Che sgorgano
Dal tuo passato
Nella notte.

L'arcobaleno

E' bello
Vedere i giovani
In piedi,
O seduti
Sui biliardi,


Che scherzano,
E ridono,
Cose per cui,
Per me,
E' troppo tardi,


Oppure parlano
Delle loro
Vicende,
O si mettono
A giocare,


Perché
Loro
Sanno
Sempre sorridere,
Ed amare,


E se a volte
Li trovate
Esuberanti,
Beh ! Con loro
Siate pazienti,


Il fatto è
Che ogni tanto
Non sanno
Come esprimere
I propri sentimenti,


Ed anche
Se
Esagerano
Un po'
Col cellulare,


Non biasimiamoli
Troppo,
Ancora
Hanno molto
Da imparare,


E poi
Cercano solo
Di avere
Il più possibile
Di compagnia,


Prima che
Giunga l'Inverno,
E tutti i sogni,
Nel freddo,
Si porti via.


Per loro
Si tesse
Nel cielo
Della vita
L'arcobaleno,


Che anche
Se triste,
Può essere,
Qui e là,
Di gioia pieno,


Così
Che il sole
Risplenda
Sui giovani
E gli anziani,


Da un capo
All'altro
Del ponte
Fatto
Di giorni vani.

Essere//avere

Essere è senza avere,
Avere è senza essere.

mercoledì 26 settembre 2007

La scorta di tessuto giallo

Va consumandosi
La mia scorta
Di tessuto giallo,


Mentre cucio
Dei vestitini;
Li voglio
del colore dell'oro
I vestiti
Per te.


E mentre lavoro
Tra la conocchia
E il fuso,
Non si ferma la spola,
Come il mio pensiero,
Che corre al passato
Per capire
Cosa avrebbe anche potuto
Essere stato diverso,
E poi ritorna
Sempre qui
Da me.


Ed ogni vestito finito
Lo ripongo
Sui tuoi attaccapanni,
E sono uno
Più bello dell'altro!
Nella cameretta
Dell'immaginazione.


Così, dopo
Ogni lavoro,
Siedo alla porta
Di casa,
E aspetto il tuo arrivo,
Ma non sento
I tuoi passi
Sulle scale,
E nemmeno ti odo,
Giocando,
Schiamazzar con gli amici.


E poi,
Ritorno a dormire,
Mentre si consuma
La mia scorta
Di tessuto,
O caro figlio
Che non ho avuto.

I gioiellini

Scrivo ultimamente
Piccole poesie
Non rimate,
Vorrei che fossero
Come pietrine
Colorate,
Che rumoreggiano
Rimescolate
In uno scrigno.

Le poesie sono isole

Le poesie sono isole
Più o meno grandi,
Che costellano
Un mare
Di malinconia.

Il tragitto dell'anima

Riposava nella pace siderea
Quando
Una fluida
Ma vigorosa mano
Venne a prenderlo
Affinché compisse
Il tragitto dell'anima.

Così si ritrovo
A precipitare
Impolverato
Dalle galassie,
Perché
Le Potenze Planetarie
Potessero segnarlo
Dei suoi caratteri astrali
Come cicatrici.


E poi
Si ritrovò
Immerso
In una quiete illusoria,
Mentre un abito
Di tenebra,
Che poteva anche
Riuscire malfatto,
Gli si cuciva addosso.


Presentò in seguito
Il timido volto
Al mondo,
Perché i suoi occhi
Fossero aggrediti
Dalla luce,
Ed il suo primo
Incerto sorriso
Fosse turbato
Da uno schiaffo.

La mucca

M-M-M-M-M-M-M-MMMMMMMMM
MMMMMMUUUUUUUUUUUUUUUU

eheheheheh

( che schiferia
di poesia ^.^ )

martedì 25 settembre 2007

Vita

Il pagamento
Del corpo
In affitto.

Un sorriso

Disegna
Un pensiero
Un sorriso.

lunedì 24 settembre 2007

L'airone

Vola solitario
Un airone,
Si specchia
La sua immagine
In un fiume che scorre,


E poi
Solo il cielo
In nuove acque rimane.

Un saluto

Ecco tre versi dettati dal cuore,
Per salutare ogni mia lettrice,
Ed ogni mio lettore.

Piume

Ali fatte
Di piume d'attimi
Avvolgono il mio corpo
Nel loro tepore,
E lo cancellano
A poco a poco.

Ortus

Ab ovo
Homo.

Come una massa d'acque

Come una massa d'acque
Da tempo trattenuta
Da imperturbabile diga,
Si riversa
Un impetuoso torrente
Di parole.

Per i miei

Grazie
Per aver sempre
Rispettato
Le mie cose.

Tentativi

Tento di
Spiccare il volo,
Provo un salto,
E torno al suolo.

Femme fatale

Quando tu danzi,
Ti muovi come
Spire di serpente,
Ed un effluvio
Fatto di voluttà,
E' quello che si sente.


Quando ti muovi,
Sembra il tuo un volo
Di predatore,
Ché quasi nasconde
Qualche tua astuzia
Il tuo splendore.


Quando tu canti,
E' come il suono
Dell'usignolo,
Ma non rimane
Dell'armonia
Altro che il duolo.


Quando tu suoni
Il tuo violino,
Ne nasce una tela,
Fatta di note,
Che si dipana,
Ma non si svela.


Quando ti guardi
Nel limpido specchio,
Sei ben contenta,
Che alcuno sappia
Quanto il tuo corpo
Al mondo menta.


Ed esci nel giorno,
Tra quello che hai attorno,
Senza che veda
La prossima preda,
Quanto nascondi
Nei tuoi profondi
Oscuri progetti,
Mentre tu sondi
Le case e i tetti
Come aquila vola,


E più nulla consola
Il cuore perduto
Di chi volle amarti,
Di chi hai conosciuto;
Ma tu torni sola,
Ché vuoi separarti
Da ogni tuo amore,
Non provi dolore,
Né ti manca l'affetto,
Mentre pianificando freddamente ti metti il rossetto.

Scintille

Io e te,
Scintille della
Stessa essenza
Divina,
Avvolte nella tenebra,


Torniamo a sfavillare
Nell'Amore.

Dubbi

E adesso
Che ho sacrificato
Ogni goccia del tempo,
Che scorre nelle mie vene,
Al tentativo artistico,
Tutti i giorni mi chiedo,
Almeno una volta,
Se ne sia valsa la pena.


Se non sarebbe stato meglio
Vivere come il mondo vive.


Soprattutto,
Se si perderanno
Queste mie carte
Nei vortici del tempo,
L'intera mia esistenza
Sarà stata inutile.

Retrospettiva

Così è stato
Per me
Fin dall'inizio.


Questa mie briciole
Di conoscenza,
Che cominciai tardi,
Invero,
A raccimolare,
Ma con grande entusiasmo,
Ho dovuto sovente
Scontarle
Come una colpa.


Cossicché adesso,
Sempre più spesso,
Tra le mie mani
Il libro trema
Come una foglia.


Però di studiare
Ho ancora voglia.

Frammenti

Frammenti d'esistenza
Scanditi
Non più dagli orologi,
Ma dai programmi
Televisivi.

sabato 22 settembre 2007

Ti tenevo il polso

Ti tenevo il polso,
E le tue deboli pulsazioni
Fluivano nella mia mano,
Sempre più piano,
Mentre mi accorgevo
Che tutti gli orologi del mondo
Non contenevano
Che le poche ore
Rimaste al tuo cuore.


Ti tenevo il polso,
Mi sorridevi,
Ed io mi sforzavo
Di trattenere il pianto
- Quanto coraggio avevi
Più di me. -
Per non turbare
La stasi
Con lacrime amare.


Ti tenevo il polso,
E tu parlavi fioco,
Come a risparmiare il fiato,
Che era rimasto poco,
Pur riuscivi a scherzare,
Gli occhi erano tristi,
Ma l'ombra
Di un sorriso
Scendeva sul tuo viso.


Ti tenevo il polso,
E tu mi guardavi;
Perché provavo
Un meschino impulso
A voltare lo sguardo
Verso le finestre?
Come per
Non vedere
Quanto doveva accadere.


Ti tenevo il polso,
Che ora non so più dov'è,
E non bastano i ricordi
A riportarti da me,
E l'unico conforto
E' sapere
Che mi aspetti,
Ovunque sia, nel mare,
O nel cielo, a riposare.

venerdì 21 settembre 2007

Seconda guerra mondiale

Nulla è più pericoloso
Per le persone,
Per le famiglie,
Per le nazioni,
Per interi continenti,
Di ritenersi,
Per un qualunque motivo,
Superiori agli altri.

L'esoterismo

Non ha dogmi
L'esoterismo,

Tutto è provato
Ascientificamente.

Esiste
Una materia oscura
Di riflessione.

Terribile pena

Terribile
E' la pena
Di chi avanza troppo
Nella conoscenza
Di sé stessi.

A volte

A volte
Mi ascolto travolto
Da tumulti interiori,
Singulti e sussulti,
E rimango sconvolto;

Ma poi
Torna la pace
Sul mio volto.

giovedì 20 settembre 2007

Ghiaccio

Eppure
Sempre più
Raggela
I miei sentimenti,
Questa freddezza
Che non voglio.

L'immagine

Gran parte
Del proprio tempo
Trascorsa
Nel costruire
La propria immagine.

Il resto
Fluisce
Nel rimanerne prigionieri.

Giochiamo ancora

Giochiamo ancora.

Come riesci
A rendere così morbido
Il tuo aguzzo dente
Sulla mia mano?

Sei il mio cane
Morsicone :o)

La scala musicale

La fantasia ha librato le sue ale,
Per ricrear la scala musicale,
L'endecasillabo farà il tono,
Invece il semitono
E' dato dai più corti settenari,
Per i due spazi brevi solitari,
Pur manca qualche suono,
Ché non ci sono tutti i tasti neri,


Risolvo volentieri
Questo così imbarazzante problema,
Provando un po' di tema
Per la riuscita del componimento,
Che durerà un momento,
Il settenario per il nero tasto
Nel tuo rimario fasto,
Secondo la tonalità userai,
Che attento sceglierai,
Perché esser possa sicuro emblema,
Su tasti bianchi o neri,
Di quel tuo sentimento,


Che avrai saputo scegliere tra cento
Milioni e più, che sono
Dello Spirito l'espressione e il suono,
E se vuoi potrai anche modulare,
Come ora a me capita di fare,
La prima è in do maggiore,
La seconda suona su tutti i tasti,
Per la terza che dal secondo verso
In re maggiore ogni sua nota corra.


Così i percorsi sono dunque vasti,
Ma se col dito premerai il tuo verso,
Questo sarà per forza un gesto perso,
Non ne uscirà alcun suono,
A strimpellare il testo non è buono,
Ma mi par che come fiume che scorra,
Gorgogli soavemente,
Lasciando rilassare chi è paziente.

mercoledì 19 settembre 2007

Il teatro postTetraCampioni

Teatro greco, poco dopo il termine delle Olimpiadi, in fondo, un podio di tipo moderno, ma con quattro posti:

Personaggi:
BASILIDE,
ERACLE,
AGATOCLE.

Basilide è già presente in scena, entra Eracle.

Eracle: Dove sono gli altri campioni?
Basilide: Ma quali campioni?
Eracle: Ma come? Quelli della mia tredicesima fatica!
Basilide: Ma non erano dodici? E poi il tredici porta pure sfiga!! Sciò sciò !!
Eracle: Ahò! Come ti permetti?
Basilide: Ehm! Chiedo scusa!!
Eracle: Ah ecco, e per gli altri campioni?
Basilide: Ma di cosa parli? Le fatiche le hai già compiute tutte da qualche millennio!
Eracle: No, non tutte.
Basilide: Come no?
Eracle: Il Fato ne ha decretata un'altra, e devo compierla entro trenta minuti, ché poi devo portare a spasso il cane.
Basilide: Hai un cane?
Eracle: Certo, si chiama Eraclino, ed è pure fortino, non morsica, ma porta sempre due bei guantoni da boxe.
Basilide: Immagino la funzione...

Entra Agatocle, ubriaco come al solito, mentre rigetta in una scodella secondo la migliore tradizione dei piatti greci.

Basilide: Agatocle fai schifo.
Agatocle: eeeeeeehhhhh - SGURGLE -
Basilide: Ma guarda che aiutante mi è toccato in sorte.
Eracle: Beh! Che ti aiuti a organizzare questa fatica, sto perdendo la pazienza e non ho molto tempo!!
Basilide: Ma in cosa consiste esattamente questa fatica?
Eracle: Ho qui una pergamena, aspetta che la cerco.
Agatocle: Si tratterà di una -hic- gara di tiro al piattello.
Basilide: Non l'hanno ancora inventato il tiro al piattello, Agatocle, e poi in ogni caso dubito che tu abbia lasciato in giro qualche piatto pulito.
Agatocle: - Hic - ( crolla a terra addormentato ).
Eracle: Ah, ecco, devo affrontare i Tetracampioni.
Basilide: Ma è impossibile, come vedi, il podio è vuoto, i quattro campioni si sono già affrontati e sono già stati premiati.
Eracle: Non posso crederci, devono tornare, io devo compiere la mia fatica!!
Basilide: Ma come faccio a farli tornare? Arrivavano da tutta la Grecia, e poi quello spartano, un brutto soggetto, non me la farebbe passare mica tanto liscia se gli facessi anche soltanto inviare un messaggio; lasciamo perdere, vuoi?
Eracle: Devo compiere assolutamente la mia tredicesima fatica.
Basilide: Aspetta, fammi leggere la pergamena, tu sai che un tempo ero logografo, magari riuscirò a trovare qualche scappatoia.
Eracle: Eccola, ma se non c'è via d'uscita, i Tetracampioni devono tornare!!
Basilide: Come desideri, Eracle, ah ecco, certo che sei molto forte, ma non devi essere uno che legge molto....
Eracle: E allora?
Basilide: E allora qui c'è scritto che devi affrontare postTetraCampioni.
Eracle: E quindi?
Basilide: Quindi post significa che hai fatto bene a venire quando la competizione era già finita, infatti dovevi arrivare post, quindi dopo i quattro campioni,
Eracle: Tutto qui?
Basilide: Sì!
Eracle: Che bello! Non ho mai avuto una fatica tanto facile!!
Basilide: Agatocle, sveglia, è il caso di ringraziare tutti in coro:

Basilide, Eracle, Agatocle:

Il Fato tutti quanti, tutti quanti ringraziam,
Una prova tanto facile
Per averci fatto far,
E così le voci in coro tutti assieme noi leviam:
O Fato, grazie, grazie, grazie!

Lettera aperta a Fernando Pessoa

Anche in te vedo
Quel bisogno di vivere
Nell'immaginazione,
Uno strano ondeggiare
Della personalità,
Ma il tuo quanto
E' pronunciato!
Fumavi anche
Tanto quanto fumo io,
Forse di più,
Ma io
E' meglio che non beva;
Ed anche so
Di quell'attimo,
Che non varcasti.


Non ti dirò di me,
Non del mio interesse,
Come il tuo,
Per l'occultismo,
Non dell'amore
Per le navi
Che si attardano in mare,
O della difficoltà
Di trovare
Un'identità
Che possa dire mia.


O, soprattutto,
Di altre cose,


Così tanto
Hai sofferto
Più di me.

Dust

Oh dust, dust of my desire,
Are you here,
Or floating
Through the air?

La donna che si sporse dal balcone

La donna che si sporse dal balcone,
Le mani appoggiate alla ringhiera,
Era talmente dolce e così fiera,
Che dei miei palpiti fe' un'emozione


Unica, e da terra l'adesione
Persi, come nella notte più nera,
Quand'oltre una placida atmosfera,
Si guarda in cielo una costellazione,


Chiamò qualcuno ma non ero io,
Ché quei begli occhi e quei capelli d'oro,
Luminosi come un fluente rio,


Furon per me momentaneo tesoro,
E così ripresi il sentier mio,
Ma se a lei penso ancora m'innamoro.

martedì 18 settembre 2007

Parlami ancora

Parlami ancora
Un attimo soltanto,
Prima che io
Torni a scoppiare in pianto.

Questi attimi che passiamo insieme

Nella tazza
Di cappuccino,
Che la sera,
Se c'è il latte,
Raccolgo con le mie mani,
Quello che
Vi trovo di bello,
E' il tuo affetto.


E anche tu,
Che mi stai vicino,
Quando ho bisogno,
E non manchi mai
Vicino a me,
Mi offri tante premure.


Così,
In questi attimi
Che passiamo insieme,
Mi accorgo
Di quanto triste sia
La mia vita
Fatta tutta di pagine
Scritte,
Di cose di cui
Con nessuno potrò parlare,
Ma che riempiono attimi
Che altrimenti sarebbero bui
Come la notte più profonda.


Così accadrà
Di me
Fino all'ultimo giorno,
Nessuno raccoglierà
Il mio amore,
E quando morirò
Sarà piangendo.

Pure a volte mi vedo

Non so neanche
Se ci arriverò,
Pure a volte mi vedo
Nella vecchiaia,
Porto ancora gli occhiali,
Una giacca grigia,
Una camicia bordeaux,
Sono molto più magro,
E i miei capelli
Formano una chierica
Un poco ancora brizzolata,
Leggermento chino
Chiedo un libro,
Sorridendo.


Non ho imparato niente,
Persistendo
Nella mia incapacità
Di apprendere dalla vita,
Ma mi pare
Di essere più carismatico,
Più simpatico,
Almeno nell'immaginazione.

lunedì 17 settembre 2007

Il castello

Si alza al cielo un antico castello,
Non è rimasto altro, solo quello,
Sulle mura edere abbarbicate,
Per decenni cresciute e arrampicate,


Salgono dai ponti e dalle grate,
Alcune sono sane, altre spezzate,
Un tempo fu di canti e danze ostello,
Ma ora è solo un silenzioso avello,


E di notte lumini alle finestre
Si scorgon oltre quel luogo silvestre,
Che l'edificio in rovina circonda,
E si leva come una crespa onda


L'agghiaggiante ruggito d'un lamento,
Che s'allontana, infrangendo il vento.

Come un colombo

Mentre rannicchiato,
Cerco di dormire,
Come un colombo
Mi sento,
Ferito e tremante,
Che guarda il cielo,
Ma rimane a terra.

sabato 15 settembre 2007

Il rito magico

Si accendon le candele,
E' l'una all'altra uguale,
Si tessono le tele
Dell'irrazionale,

Non è per causa e effetto,
Che s'aprono le porte
Sotto un solido tetto
Non abbastanza forte,


Per contener le Fate,
Le Salamandre e Ondine,
Che sono già passate,
Son sempre più vicine,


Da Angeli guidate,
Attendono gli gnomi,
Senza essersi attardate
Nell'udire i Santi Nomi,


Ed il fragrante incenso
Crea una nebbia fitta,
Ché esso è molto denso,
Su questa viene scritta


La formula opportuna
Ai Punti Cardinali,
Ne esistono più d'una,
Son tutte angelicali,


Viene il lavoro chiuso
Con il Cerchio di Bando,
Perché è così che è d'uso,
Le Arti praticando,


Così viene compiuta
La nuova Magia Bianca,
Nell'Etere intessuta,
Che mai il suo scopo manca.

Pezzi d'anima

Facevo un disegno,
La musica potenziava
I miei sentimenti,
Che si rovesciavano
In flussi di matite
Colorate.

L'ho attaccato all'armadio,
Ora lo guardo,
E so di tali miei
Pezzi d'anima
In esso sottesi,
Al di fuori
Di spazio, tempo, causalità:
Ne sono il noumeno.

Merenda triste

Galleggiano i cereali
Nella mia merenda pomeridiana,
Galleggiano le stelle
Sulle acque al di sopra del firmamento,
Galleggiano le navi
Da guerra e i pescherecci sul mare,
Galleggiano mozziconi
Di sigaretta sopra coltri di cenere,
Galleggia il Dio Atum
Sulla sua barca di papiro,
Che lo reca al riposo notturno,
E così è tutt'un galleggiare
Per la mia
Merenda triste.

venerdì 14 settembre 2007

Radura de' sassi

Tra dure pietre s'alzano gli stecchi,
Che spezzano a volte i sassi duri,
Di rametti resi dal sole secchi,
A volte imputriditi, ed altre impuri,


Il sole come in un gioco di specchi
Ferisce l'occhio da quegli aspri muri,
Ed ogni raggio pare che punzecchi
Gli ospiti del luogo perituri,


S'insinua la lucertola nel covo,
Nei pressi d'un aspro ed irto rovo,
Infra le rocce strisciano le serpi,
Muovendosi tra inariditi sterpi,


Una montagna in lontananza spezza
L'orizzonte, ma non tanta aridezza.

giovedì 13 settembre 2007

Bucolica

Scende da sopra i monti la capretta,
E si ferma brucando qualche erbetta,
Poi leva al cielo un alto belato,
Tale da rimanere senza fiato,


Sulla siringa suona qualche arietta
Il pastore che il tramonto aspetta,
Ma intanto il suo strumento amato
Si lascia andare ad un agreste afflato,


I fiori danzano al soffio del vento,
O forse pel melodioso concento,
Che insieme la capretta ed il pastore
Uniscono nell'armonia del cuore,


Tra poche nubi il sole radiante
Stende luce sulla pace distante.

mercoledì 12 settembre 2007

Il paesaggio dell'anima

Un'antica e lavorata lanterna
Illumina un'insegna di taverna,
Tra i tavoli ordinati è tutto vuoto,
Non si fa parola, e non v'è moto,


Illumina il satellite remoto
Una pianura sorta dall'ignoto,
Ché esso con le stelle è una lucerna
La di cui luce si dipana eterna,


In lontananza un salice piangente
Accarezza il piano vento fluente,
E questo mormorar poco è diverso
Da quei suoni che intona l'universo;


Così la fantasia quand'essa è sola,
In luoghi immaginari viaggia e vola.

I miei momenti

Mi dispiacciono
Più facilmente
I miei momenti
Di ottimismo,
Il pessimismo
Mi pare
Più rispettoso
E garbato.

Gli aironi

Un volo di aironi
Come un dipinto
Sbiadito
Nell'immaginazione.

martedì 11 settembre 2007

Madre Natura

Memori stelle del nostro passato
Guardan silenti dall'alto dei cieli
L'opere intense che di questo mondo
Fanno qualcosa che altrove non trovi,
Sulle terre roventi di Mercurio,
Sulle glaciali terre di Saturno,
Non troverai quel lavorare duro,
Che pur costituisce un santo coro;
Non la formica a raggranellar grano,
E la cicala a rallegrar col canto
Il lavoro di quella, o il castoro
A costruire dighe con i denti
Sopra l'acque scroscianti dei ruscelli,
O l'elefante che con la famiglia
Stende la terra sopra i propri morti,
O l'aquila che fende con le ali
I raggi solari, e va lontano,
Ché il mondo come pelle di serpente,
Cambiando aspetto, riman sempre quello,
E non ne troverai un altro più bello,
Si muore sì, lasciando spazio ad altri
Ch'anche respireranno l'aria pura,
Che noi abbiamo già avuto tempo
Di respirare in abbondanza e tanta,
Si soffre sì, ma è un puro sentimento,
Un soffio di poesia lanciato al vento,
E se il tutto guarderai nel complesso,
Scoprirai che di un magico concerto
Si tratta, ed ha le sue parti tristi,
Come quelle gioiose e felici,
Vi è ogni nota, non c'è semitono
Che manchi, dal piovviginare al tuono,
Ed ha le sue occupazioni l'uomo,
Che è quasi il direttore dell'orchestra,
Che al Cielo alza un coro di emozioni.

Ricordi di accordi

Ci sono stati tempi
Passati e ormai lontani,
In cui per fare suoni,
Muovevo le mie mani,


Di sonate e polke,
Di accordi assai sinceri,
Era tutto un mondo
Di tasti bianchi e neri,


Suonare Bach e Mozart
Mi era spesso facile,
Vero è che la " Patetica "
Mi riusciva gracile,


Danzavano i Walzer
Sopra la tastiera,
Che adesso è però immota,
D'esser suonata spera,


Ma non verrà più giorno
In cui farò concerto,
Però di quei momenti
Ho un tesoro certo,


Vagavan per le scale
I numerosi accordi,
Che adesso son rimasti
Soltanto nei ricordi,


Seguiva lo spartito
L'occhio molto attento,
Perché volevo rendere
Ogni sentimento,


Ma ora non rimane
Che un pugno di parole,
Che cerca di far musica,
Come in poesia si suole.

Stella cometa

Stella che cadi,
Meravigliando il cielo
Con bagliori,
Agitando fiamme
Di luce
Che guardano in alto,
Ma è un ultimo istante,
E poi
Rimane
Solo
La cenere.

Nulla d'altro che il tuo sguardo m'importa

Nulla d'altro che il tuo sguardo m'importa,
Di quali sono le nuove che porta,
Se sei felice, oppure sei triste,
Delle cose che nella vita hai viste,


Delle vicende volute o impreviste,
Che come in sogno vengono intraviste,
Perché attaccati al filo dell'aorta,
Un dì ogni cosa sarà per noi morta,


Così gioiamo di questi momenti,
Facendo esplodere i sentimenti,
Evitiamo di pensare al futuro,
Che possa essere dolce o che sia duro,


Guardiamo soltanto a questo presente,
Che con noi ci sia esso solamente.

lunedì 10 settembre 2007

Mi chiedo cosa capita

Mi chiedo cosa capita,
In notti come questa,
Di provare un vuoto,
Di nulla avere dentro,


Non sento sentimento,
E' vano ogni mio moto,
Tutto in me stesso attesta,
Che solo precipita


Un vuoto di pensieri,
Forse un sogno interrotto,
Un empito banale
Che si spegne come appare,


Rimane un riecheggiare,
Per quel poco che vale,
Di alcuni verbi meri,
Di cui faccio fagotto,


Ripenso al mio passato,
Al mio vacuo presente,
Mi accorgo con tristezza
Che non ho più desideri,


Che non ho ottenuto niente
Da tutto ciò che è stato,
Non ebbi l'accortezza
Di guardare volentieri


A quel bello che ho attorno,
Alle piccole cose,
Che fan l'uomo felice,
Senza inutili ambizioni,


E' quello che mi dice
Ogni rinato giorno,
Di non aver visioni,
Di non atteggiarmi in pose,


Ma ormai è troppo tardi,
Si è spezzato il ponte,
Che porta ad un futuro
Come quello ch'altri vive,


Ed anche se m'è duro
Il bere a questa fonte,
Certo si sopravvive
Come tra i sassi i cardi.

Saluto al Sole nascente

O sole,
Che scendi
Lasciando cadere
Lacrime ambrate
Sopra aguzzi picchi,
Che ti feriscono.


Che sali,
Ansando,
Montagne di ghiacci,
Che nel tuo amore
Non sciogli,
Ammantando il cielo
Di colori rosati,


Che raggiante,
Al nadir,
Ogni giorno
Custodisci la Terra,
E la sorvegli,
Senza riposo,


Ora sei in altro luogo,
Ché l'intero pianeta
E' tuo compito
Illuminare,
Ma presto
Sarai ancora
Con noi.

Il panino col gorgonzola

Mi siedo con il pane e gorgonzola,
Tra il rumore di tubi di scappamento,
Ma intanto l'immaginazione vola
Lontan da me, dove la porta il vento,
E mi chiedo da che campo di grano
Sia stato fatto il pane che ho in mano,
Chi fu a trebbiare le spighe dorate,
Chi poi in un impasto le ha pressate,
Per essere poi poste dentro un forno
Sulle montagne, iniziando il giorno,
E, pane fatto, trasportate in ceste,
Che lasciaron per sempre il mondo agreste;
Quali mucche hanno donato il latte,
Che fu raccolto in pentole e pignatte?
Chi lo ha raccolto? Chi mai lo ha cagliato?
Chi lentamente lo ha lavorato,
Perché se ne facesse quella fetta,
Che riposta dietro il suo vetro aspetta?
Natura e uomo uniti per vivere,
Anche me faranno sopravvivere;
Raccolto nelle mie sognanti coltri,
Imparo l'importanza degli altri.

domenica 9 settembre 2007

Solitudine

Le tante e fioche lampade,
Le mille e cento scale,
Che hai salito sempre
Senza mormorare,


I suoni silenziosi
Dei tuoi passi stanchi,
Fermavi ogni tanto
I tuoi deboli fianchi,


Il tuo vestito liso,
Pieno di cuciture,
E la camicia candida
Senza sfumature,


I giorni tuoi passati
Nella solitudine,
Senza che mai provassi
Alcuna acredine,


La notte nel silenzio
Della tua stanza,
Provavi solitario
Qualche passo di danza,


Ascoltando musica,
Ch'era la tua passione,
Nessuno a condividere
Ogni sensazione,


E poi leggevi un libro,
Tutto d'avventure,
Per poter sconfiggere
Le tue paure,


Sempre ti addormentavi,
Alla luce fioca,
La trama che restava
Era ancora poca,


E quando ti alzavi,
Era buio ancora,
Nessuno ti svegliava
Alla mattutina ora,


A volte malato
Invocavi soccorso,
Ma fino al telefono
Lungo era il corso,


Anche ora sei solo,
E aspetti paziente
Che accada qualcosa,
Ma non succede niente.

Poetangeli

Poetangeli
Spargono sul terreno
Qualche verso sereno,


Arcangeli
Che guardan nella notte
Strade interrotte,


Stelle
Di luce perenne,
Fulgida e solenne,



Belle,
Riflesse nel mare,
Che le sa amare,


Ali
Che sono d'argento,
E di sentimento,


E che sono uguali
A quelle del cigno,
Portano uno scrigno


Di versi,
Pieni d'amore,
Scritti col cuore,


Ma sono dispersi
Qui è la nel mondo,
Senza poterlo
Visitare a fondo,


Così è come averlo
Dentro uno scritto,
Che per quanto fitto,
Non sarà letto
Che sotto qualche tetto.


Ma i poetangeli
Portano pace,
E' il loro messaggio
Ne basta un assaggio,
E poi si tace
Qualunque lotta,
Mentre loro cantando
Visitano
Ogni casa,
Lo vedi
Dove rimangono
I lumini
Accesi.

sabato 8 settembre 2007

Creta

S'alza la statua crisoelefantina
Sopra il suo podio, al foro vicina,
Di Poseidone, Maestro del mare,
Che col tridente è posto a dominare,
Non c'è creatura dell'acque o vento,
Che non risponda al suo sentimento,
Ed è fisso il suo sguardo,
A difender l'equoreo baluardo,
Lui custodisce attento i voti certi
Di quei che in dispute sono gli esperti,
Se gli giunge preghiera,
Valuterà se essa sia sincera,
Per portare conforto
Presso ogni tempio, domicilio, o porto,
E' lui la guardia sacra
A cui il territorio si consacra.


Senza tregua le navi
Si muovono dai tempi degli avi,
Portano il commercio,
Che d'ogni idea e novità fa smercio,
Non mancano legni per la difesa,
Ma nessuno mai tenterà l'impresa
D'una 'sì vasta isola attaccare,
Perché in essa non si può predare,
Sull'acque porta ogni sua ricchezza,
Così non v'è mai asprezza
Di scudi, lance, e di lotte cruente,
Come accadde per Achille furente,
Ché ancor riverbera nella memoria
Il ratto d'Elena e la triste storia
Di Pergamo sconfitta e rasa al suolo,
Rimase la terra a pianger nel duolo.


Ma è nel dì di festa,
Che l'isola la sua ricchezza attesta,
Si prepara l'atleta,
Saltare oltre il toro è la sua mèta,
S'appiglia alle sue corna,
E la forza del forte da sé storna,
Poi salta agilmente oltre di esso,
E lo guarda da dove s'alza adesso,
Così non più le armi, ma il sedere
Della fiera gli resta da vedere,
Ed anche se non son le braccia armate,
Dagli spalti si levano risate,
Sopravvivono l'uomo e l'animale,
Non ci si è fatti male,
Rimane orgoglioso lo sportivo,
Sa quel che fa, così può uscirne vivo.


Ma anche in quest'isola di pace
Esiste orrore di cui non si tace,
Fur di Pasifae i mostruosi amori,
A dar luce a una creatura d'orrori,
Un mostro mezzo toro e mezzo umano
Che fa di giovani bottino orrendo,
Ma sarà questo abominio tremendo
Sconfitto un dì dalla vindice mano
Di Teseo, che verrà a portargli guerra,
Un'infelice abbandonando a terra.

Il centauro

Tra le innumeri fronde di foresta,
Centauro, si nasconde la tua testa,
Sono confusi i tuoi verdi capelli,
Che hai voluto in ricce ciocche belli,


Il tuo sguardo dall'espressione mesta,
I tuoi dolori e insicurezze attesta,
Perché assieme a Natura tu favelli,
E sai che i tempi ormai non son più quelli


Dei tuoi avi, che come te sul petto
Portavano orgogliosi il proprio arco,
E la carca faretra sulla schiena,
Ma per te rimase solo la pena,


Ché vedi l'estinzione ad ogni varco,
Delle specie per cui hai provato affetto.

L'angelo caduto

Ti ho visto,
Angelo caduto,
Colombo
Schiacciato
Contro la carreggiata.


La tua ala
Puntava al cielo
- Forse un ultimo
Tentativo di fuga,
O forse
Un ultimo ricordo
Dei tuoi viaggi
In schiere
Precise. -
Ma non agiterà
Mai più
Il vento
Che la scuote.

La colazione

S'alza un profumo di appena cotto,
Fragranze di brioche e di biscotto,
E' segno del tepore mattutino
L'aroma di caffé e di cappuccino,


A tavola si arriva in camiciotto,
Rimane ancora appeso il cappotto,
Perché adesso si vuol sentir vicino
Ognuno alla famiglia, nel mattino,


Così la tavola viene imbandita
Di qualunque vivanda preferita,
Dai cereali al latte macchiato,
Con forse un quadretto di cioccolato,


E tutti sono a tavola riuniti,
In buona compagnia felici e miti.

Legionario romano

Non più muovi, legionario romano,
Cresciuto tra l'insanguinato grano,
Verso i combattimenti e le battaglie,
Deposta è la tua armatura a scaglie,


Che rese contro te ogni colpo vano,
Viaggiasti la pianura e l'altipiano,
Lottando tra radure e tra boscaglie,
Formando la testuggine e altre maglie,


Pur sogni un mondo di pace e d'amore,
Che possano fluire in ogni cuore,
Ma ora è troppo tardi per cambiare,
Quello che sei dovuto diventare,


Vicino a te ormai vecchio c'è tuo figlio,
Anche lui nella lancia avrà un appiglio.

venerdì 7 settembre 2007

Il vascello d'argento

Ti muovi, vascello d'argento,
Che va dove lo porta il vento,
Ti muovi, vascello di cristallo,
Vagando sopra i mari e sul corallo,


Nulla tu sai del tuo passato,
Nulla comprendi del significato,
Dei simboli emergenti da quel mare,
Che sei costretto ad attraversare,


E per quanto ti ha già preceduto,
Della tela intricata del tessuto
Di vele, che son da tempo rotte,
Non sai nulla, e guardi nella notte,


Tra relitti da tempo affondati,
Che hanno mosso, ed ora son sfasciati,
Emerge qui e là qualche carena,
Testimonio d'attimi di pena.


Così ti muovi senza locazione,
Privo di rotta o di destinazione,
Il percorso tracciato sulla mappa,
Segui per un po', ma poi ti scappa,


Così il tuo futuro è alla deriva,
Perché non porta più ad alcuna riva,
Il porto che hai lasciato è ormai scomparso,
Come sepolto da un nebbioso sparso,


Nulla comprendi d'ogni traversata,
Che dai rottami da te è interpretata,
Solo il buio s'erge alla distanza,
Ché non ti guida più alcuna speranza,


Ti muovi, vascello d'argento,
Ma ogni desiderio è oramai spento,
Ti muovi, vascello di cristallo,
Ma senza mèta, per non restare in stallo.

Solo se

Solo se hai
Una psicologia
Interessante,
La tua filosofia
Diventerà
Importante.

Rime gotiche

Mentre i miei giorni son sempre più corti,
Vengon miasmi dal regno dei morti,
Vengono la notte per ricordare
Ch'ogni senso si deve ottenebrare,


Per perdersi in quell'infinito mare,
Fatto d'oblìo che non sa più creare,
Inframezzati da sogni ritorti,
Che s'ergon come sparpagliati porti,


Così strepiti e gracchi di cornacchie,
Si alternano a confuse e nere macchie,
Il gufo guarda dal silente ostello,
Si posa rovesciato un pipistrello,


E' tutto è come entrar nella caverna,
Ch'ora attende, e poi si farà eterna.

Ordinaria mente

Non ho un orecchio
Mozzo
Come Van Gogh,
Non sono
( Ancora, poi non si sa mai )
Pazzo
Come Nietzsche.


Sono una persona
Piuttosto ordinaria,
E perciò
Difficilmente
Passerò alla storia.

Autoritratto di profilo

Visto di profilo,
Allo specchio,
Mi pare d'essere
La reincarnazione
D'un gufo
( Con tanto d'occhiali ).


Da sempre
Incarno
La notte?

giovedì 6 settembre 2007

Il fantasma

Il fantasma si staglia su una porta,
Viene da un varco di stagione morta,
Illuminata dall'acetilene,
Di cui narrano nenie e cantilene,


Non vive più del soffio dell'aorta,
Non si muove la sua figura assorta,
Dai suoi polsi pieni di eteree vene,
Si abbassano silenziose catene,


I fumi che compongono il suo aspetto,
Cambiano leggermente il proprio assetto,
Sono i suoi occhi privi di emozione,
Pare che sconti qualche punizione,


Della memoria è l'eterno guardiano,
Sui tempi antichi stende la sua mano.

La pagina gualcita

Si è guastata
La pagina
Che leggevo,
Non ho fatto
Attenzione,
E adesso è rigata.

Non tornerà
Mai più
Rifinita
Questa mia pagina
Gualcita.

Parvenze e mutazioni

Inizialmente
Parve
Che sarei stato
Un bravo pianista,


Ma poi
Sembrò
Che sarei diventato
Un buon compositore,


In seguito
L'impressione fu
Che avessi il tatto
Dell'artista


Ma dopo
Fu come
Una mutazione
In scrittore,


E nel frattempo
Fatto letterato,
Un po' filosofo
Lo sono diventato,


Per capire
Che questo mio corpo
Che un poco al giorno
Nella tomba porto,
Senza alcun dubbio
Sarà un ottimo morto.

Cantore del lavoro

Vorrei farmi cantore del lavoro,
Perché è esso che all'uomo dà il decoro,
Che faccia il profumiere o il farmacista,
Che faccia l'insegnante oppur l'artista,


Che per danzare scenda in una pista,
Oppure che prepari un'intervista,
Ogni persona fa un dono a coloro
Che formano il societario coro,


Che sia intellettuale o manuale,
Il lavoro dà all'uomo la morale,
Non si perde in cattive compagnie,
Chi segue le professionali vie,


E ne avrà in dono quella grande gioia,
Che è una cena calda e una tettoia.

Fiore di ginepro

Guardi il mondo,
Fiore di ginepro,
Solo e indifferente
A quel che avviene attorno,
E quanta bellezza
Porti in poco spazio!
I semi spigolosi
A fianco a te
Nascondono un profumo
Delicato;
Lontano da tutto,
Circondato dall'aridità,
Su fredde vette,
Indifferente
Alla solitudine,
Tu vivi
In pace
Della semplice
Ricchezza
Di cui fai parte.


Ma è un'illusione
Il verde eterno,
Si disperde il tempo,
Mentre sei fermo
Nel tuo seplice rango,
E un giorno morirai,
Diverrai fango.

Canto di un Mago nel 1612

Proteggi, o Dèa, il tuo seguace,
In questa notte in cui tutto si tace,
L'incenso è avvolto nella polvere,
La preghiera si è andata a dissolvere
In pezzi di tempo senza valore,
Che non hanno sapore,
Non brucia per Te alcuna candela,
Che un tempo accendevo con cautela,
Non si leva la fiamma,
E quello che rimane è solo un dramma
Di giorni vuoti che si consumano,
Ed alle mie spalle si frantumano,
E' persa la poesia,
Che risiede nella Stregoneria,
Solo con Te posso comunicare,
Perché il mondo non riesco ad amare.


Rimane uno spazio nel mio cuore
Dove puoi allestir le Tue dimore,
O Déa Ecate, Cibele, Afrodite,
Minerva saggia, Proserpina mite,
Tu che regni sull'amor di Natura,
E che sempre ti custodisci pura,
Ishtàr che vieni da quei templi antichi,
Dove tornasti dai profondi intrichi,
Ché cercasti l'Amante,
Abbandonando le tue gioie sante,
Ed anche le Tue vesti e la salute,
Le malattie piagaron la Tua cute,
Ma potesti recuperare tutto,
Pur rimanendo in lutto,
Ché poté il Tuo Amore un solo giorno
L'anno risorgere e guardarsi intorno.


Si levò contro la Tua religione
Il Tribunale dell'Inquisizione,
L'Europa diventò un vasto incendio,
Fu pel Martello l'unico compendio,
Ma noi abbiam camminato tra i fuochi,
Voluti da tenebrosi diadochi,
E per le donne che ci hanno lasciato,
Ghirlande di fiori abbiamo intrecciato,
Per poi lanciarle in acque silenziose,
Si allontanarono giacinti e rose,
Fluendo in distanza placidamente,
Di chi ormai non sentiva più niente
Ricordo costruito col lavoro,
Di chi perse l'unico vero oro,
Persone che ora stanno a Te vicine,
Eran meste, ed ora son regine.


Ed io, qui nascosto in questo antro,
Ché vedo ognuno a me schierato contro,
A Te rivolgo questa mia preghiera,
A Te di cui mantello è primavera,
Quando nessuno ascolta nella notte,
Mentre il mondo prosegue vane lotte,
Ogni pensiero a Te saprò orientare,
Nella mia mente non potran frugare.

mercoledì 5 settembre 2007

Cicatrizzare

Per un motivo
O per l'altro,
Mi ritrovo sempre
A dover ricucire
Le mie ferite,
Fortuna che ormai
Ho acquisito
La dimestichezza
Di chi pratica spesso
La stessa attività.

Ovunque io guardi

Ovunque io guardi
Ci sono ricordi,
Un numero telefonico
Mai più composto,
Una strada percorsa
Tanto tempo fa,
Un caseggiato
Che si alza
Verso il cielo
Della memoria,
Una piazza
Dove ho letto
Un libro,
Ma non ricordo
Il titolo;
Un intero patrimonio
Rimescolato
In gracili bauli
Di neuroni.

Il bruco

Un bruco camminava tra i suoi rami,
Mangiava qualche foglia, poi su un fiore,
Andava a posarsi con amore,
Felice dei suoi piccoli reami,


Erano forse i suoi giorni grami,
Ma non gli pesava certo sul cuore,
Ché per viver lottava con ardore,
Secondo gli istintuali dettami,


Che lo portaron alla crisalide,
Mortuaria crosta d'acetàmide,
Da cui uscì come farfalla bella,
Per danzar ai bagliori della Stella,


E fu così che un giorno intero visse,
Ma poi l'ultimo raggio la trafisse.

Senet

Nella teca, gioco degli antenati
Sei riposto, uomini un tempo nati
Giocarono a schierar le tue pedine,
Che ora sono immobili e vicine,


Mi rimandi ad antichi artigianati,
A battaglie su campi coltivati,
Al riecheggiar di suoni di buccine,
Ed a tramonti che non hanno fine,


Scorsi su generazioni perdute
Che in lontani tempi son vissute,
E tu, riposta in un buio di grotta,
Nella tua stasi che mai fu interrotta,


Attendesti l'astro che luce reca,
E poi fosti riposto in una teca.

martedì 4 settembre 2007

Dove ci porterà il vento?

Dove ci porterà il vento
Di primavera
Che soffia nelle notti
Di luce nera,


Che volteggia
Alle spalle
Vortici
Di foglie,


E Balla
Tra le stelle
Un silenzio
Di spazi vuoti,


Dove ci porterà il vento
Turbinante
In un vortice
Sognante


D'emozioni,
Di suoni
Sibilanti,
Di parole


Senza voce,
Di canzoni
Senza ritmo
Ma che pure


Danno un senso
Di ritorno
Senza fine?

Le isole più lontane

Ricordati di me,
Quando salperò
Per le isole più lontane,
Leverò le ancore,
Scioglierò le vele,
Partendo verso il punto
In cui il mare diventa cielo.


Ricordati di me,
Quando sentirai
Scricchiolare il legno,
E sarà come
Il rumore della mia nave,
O quando il vento
Che mi spinge,
Verrà a salutarti.


Ricordati di me,
Quando passerò
Di scoglio in scoglio,
In ricerca
Di un rifugio che non troverò,
E il tuo tempo
Passerai
Nelle tue occupazioni
Quotidiane.


Ricordati di me,
E del mio legno in viaggio,
Quando sarà il sole
Al tramonto,
Mentre investe il mare
Di rosa,
Colorando la barca
Di sensazioni,
Di riflessi,
Di emozioni.


Ricordati di me,
Sapendo che sarò
In viaggio
Verso lidi sconosciuti,
In posti inesplorati,
Nuove terre
Che non conosco,
E di cui
Non ti so
Parlare.

lunedì 3 settembre 2007

Come una montagna

Come una montagna
Mi sembra,
Un po' roccia,
Un po' ghiacciato,
La mia coppa
Di gelato,
Un po' cacao,
Un po' crema,
E quando
Il bicchiere
E' vuoto
Sono arrivato
In cima.

Melodico vittoriano

Ancora ti risuona nell'orecchio
Lo scricchiolante suono della ruota,
Il vetro fu per te come uno specchio,
Su cui truccarti le labbra e la gota,


Trainavano i cavalli l'apparecchio,
Quella carrozza solo per voi vuota,
Che correva per un sentiero vecchio,
Ma ti parve quasi prendere quota,


Per i suoi abbracci e baci senza sosta,
Per la fiducia in lui che in te è riposta,
Per il tuo sogno d'un futuro insieme,
Perché gli confidasti ogni tua speme,


Ma adesso che tu giaci addormentata,
Non sai che lui ti ha già dimenticata.

Tu che hai sempre salito

- Dedicata a tutte le persone anziane -


Tu che hai sempre
Salito
Scale di sogni,
Ed i tuoi bisogni
Hai sempre affrontato
Con il tuo coraggio,
E non sei inciampato
In alcun raggio
Di sole,
Ma sei andato avanti,
Con sguardi trionfanti,
A volte delusi,
Ma sempre decisi.


Tu che hai sempre
Salito
Mille gradini,
Senza confini
Alla stanchezza,
Con il tuo cuore
Di tenerezza,
Mille vicende
Hai attraversato,
Ma hai sempre scaldato
Chi t'era vicino.


Tu che hai sempre
Salito
Ogni scalinata,
Dove ogni scalino
E' un anno in più,
Ed un ricordo
Di un'esperienza,
Che adesso aleggia
Nella memoria,
Ché è la tua storia.


Tu hai conquistato
Tutto il Creato,
E nei tuoi occhi
Si vede un amore
Che è solo nel cuore
Di chi ha una ricchezza
Di cose vissute,
Vicende narrate,
A volte un po' aspre,
A volte un po' dolci,


Ma delicate
Come un tocco di farfalla,
Che si poggia e sfugge
Dalla mano tesa
Per accarezzarla.

Dal rigattiere

Dal rigattiere
Hai lasciato
Molti vestiti vecchi,
Per uno nuovo
Che non è piaciuto
A nessuno.

domenica 2 settembre 2007

Lei pattinava

Lei pattinava tanto soavemente,
Da ammaliare il cuore alla gente,
Formando in successione le figure,
Che dolci le riuscivan come pure,
Un otto oppure un cerchio o giravolte,
E molte altre ancora aveva svolte,
Senza che mai vi fosse imperfezione,
Neppure un dubbio oppure indecisione,
Ed io che tanto assorto la guardavo,
Il mondo circostante mi scordavo,
Ed anche tutto quel ch'avevo dentro,
Ché avevo quasi perso il baricentro,
Anch'io volevo muovermi e ero fermo,
Stringendo nella mano il mio quaderno,
Da cui non si muovevano i miei versi,
Che non mi sono mai riusciti tersi,
Come le sue belle evoluzioni,
Che causavano in me tante apprensioni,
Perché per quanto l'ammirassi tanto,
La sua maestria m'abbandonava affranto,
Mai tale perfezione avrei raggiunto,
Tale da fare ogni cuor compunto,
Come in esperienza religiosa,
O cogliendo la fragranza d'una rosa,
Nell'ammirare un prestigio tale,
Che più di ogni rara gemma vale,
Ch'ogni tristezza fa dimenticare,
Ed il mondo tornare fa ad amare.


Così alla fine del bell'esercizio,
Me ne andai tra passioni contrastanti,
Che m'avvolsero in flusso torrentizio.
Mentre tornavo solo tra i passanti,
Ero pervaso dall'ammirazione
Per tanto stile e tanta leggiadria,
Ma anche da una grande confusione,
Per il futuro della mia poesia.

sabato 1 settembre 2007

Suonino grevi le campane a morto

Suonino grevi le campane a morto,
Perché Romeo è morto! Romeo è morto!
Mentre sale il prete presso l'altare
Per celebrare il funebre messale.


Suonano grevi le campane a morto,
Per lui disteso nella bara e morto,
Leva alta la parola il sacerdote,
Ma la dote oratoria non consola,


Perché i detti suoi Romeo non sente,
Non ha parente e non ha amici stretti,
E il triste accento di candela accesa
Nella chiesa vuota a scuotere il vento


Non viene, ed un logoro cammeo
Il corpo di Romeo al collo tiene.

In Piazza Castello

Tra tutta la bellezza,
Che in questa piazza c'è,
Non trovo alcuna donna,
Che voglia star con me!

Amore placido

Non è più con me l'amore placido,
Che di rose senza petali e di spine
Era fatto, e fu vissuto tra rovine
Che d'antico sapevano e di acido,


Un fiume che sempre agita e scroscia
Le acque che tra acuminati scogli
Che s'alzano taglienti e acuti, e poscia
Passi a fatica sempre tra i gorgogli,


Ferendosi tra l'irte e aguzze punte,
Senza trovare mai la via del mare,
Perché da sé non si sa allontanare,
Nel mentre che le stelle in ciel trapunte


Trafiggono tranciando quel bel velo,
Che lacrimare sembra senza sosta,
Per l'ansia che nel muoversi è riposta,
Di chiodi bianchi come un asfodelo,


Non fiori, ma telefonici pali,
Della tua voce portan l'energia
A un altro, perché non è più mia,
Ma vi fu un tempo in cui tra tanti mali


Seppe sempre portare a me ristoro.
Ma è adesso che t'ho persa che mi nuoce
Il non udire più la cara voce
'Sì piena di dolcezza e di decoro,


Mentre lontano una montagna aspra
Dalle punte che fanno male al sole,
Perché i suoi raggi spezza e ad esso duole,
Si leva arcigna, assai scheggiata e diaspra.


Nulla ravviva qui la viva vita,
Nella terra scheggiata da un crepaccio,
Che s'apre rovinoso, freddo, e diaccio,
E pare agli occhi quasi una ferita,


Così io, che m'aggiro senza scopo,
In terra senza ospiti e deserta,
Ché la mia piaga riman sempre aperta,
Non so cosa mai possa essere d'uopo,


Per ritrovar conforto o medicina,
Per quel male ch'ancor mi strugge in petto,
Del quale sento il disastroso effetto,
Ch'ogni altra mia cosa va in rovina,


E poi il silenzio del luogo che giace,
Viene pervaso da un funereo pianto,
Che non sentito, si trasforma in canto,
Che s'armonizza un poco, e dopo tace.


Così ti salutai placido amore,
Ché mi allontano ormai da quel paesaggio,
Del quale ebbi tanto triste assaggio,
Ma del quale non sento più il rumore.

Il profumiere

Il profumiere è sempre circondato
Da un mondo di toni e di colori,
Ogni uomo aiuta a essere amato,
Ed ogni donna a spezzare i cuori,


Ché profumati renderà anche i pori;
Così rimane ognuno conquistato,
Da quelle essenze e dai gentili odori,
Che felice saggia e ne riman beato.


Nel suo negozio è veramente il caso,
Di rimanere e farsi tutto naso,
Non mancano i prodotti per l'igiene,
E tutto ciò ch'al corpo assai conviene,


Ogni spruzzino dà una fresca brezza,
Che passa proprio come una carezza.

Il dilemma dell'uva

Esistono due varietà
Di uva:
Esiste quella bianca,
Esiste quella rossa,
Se mangio la rossa,
Ci perdo la bianca,
Se mangio la bianca,
Ci perdo la rossa.


In ogni caso
Ci perdo qualcosa.