S'alza la statua crisoelefantina
Sopra il suo podio, al foro vicina,
Di Poseidone, Maestro del mare,
Che col tridente è posto a dominare,
Non c'è creatura dell'acque o vento,
Che non risponda al suo sentimento,
Ed è fisso il suo sguardo,
A difender l'equoreo baluardo,
Lui custodisce attento i voti certi
Di quei che in dispute sono gli esperti,
Se gli giunge preghiera,
Valuterà se essa sia sincera,
Per portare conforto
Presso ogni tempio, domicilio, o porto,
E' lui la guardia sacra
A cui il territorio si consacra.
Senza tregua le navi
Si muovono dai tempi degli avi,
Portano il commercio,
Che d'ogni idea e novità fa smercio,
Non mancano legni per la difesa,
Ma nessuno mai tenterà l'impresa
D'una 'sì vasta isola attaccare,
Perché in essa non si può predare,
Sull'acque porta ogni sua ricchezza,
Così non v'è mai asprezza
Di scudi, lance, e di lotte cruente,
Come accadde per Achille furente,
Ché ancor riverbera nella memoria
Il ratto d'Elena e la triste storia
Di Pergamo sconfitta e rasa al suolo,
Rimase la terra a pianger nel duolo.
Ma è nel dì di festa,
Che l'isola la sua ricchezza attesta,
Si prepara l'atleta,
Saltare oltre il toro è la sua mèta,
S'appiglia alle sue corna,
E la forza del forte da sé storna,
Poi salta agilmente oltre di esso,
E lo guarda da dove s'alza adesso,
Così non più le armi, ma il sedere
Della fiera gli resta da vedere,
Ed anche se non son le braccia armate,
Dagli spalti si levano risate,
Sopravvivono l'uomo e l'animale,
Non ci si è fatti male,
Rimane orgoglioso lo sportivo,
Sa quel che fa, così può uscirne vivo.
Ma anche in quest'isola di pace
Esiste orrore di cui non si tace,
Fur di Pasifae i mostruosi amori,
A dar luce a una creatura d'orrori,
Un mostro mezzo toro e mezzo umano
Che fa di giovani bottino orrendo,
Ma sarà questo abominio tremendo
Sconfitto un dì dalla vindice mano
Di Teseo, che verrà a portargli guerra,
Un'infelice abbandonando a terra.
sabato 8 settembre 2007
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