giovedì 6 settembre 2007

Canto di un Mago nel 1612

Proteggi, o Dèa, il tuo seguace,
In questa notte in cui tutto si tace,
L'incenso è avvolto nella polvere,
La preghiera si è andata a dissolvere
In pezzi di tempo senza valore,
Che non hanno sapore,
Non brucia per Te alcuna candela,
Che un tempo accendevo con cautela,
Non si leva la fiamma,
E quello che rimane è solo un dramma
Di giorni vuoti che si consumano,
Ed alle mie spalle si frantumano,
E' persa la poesia,
Che risiede nella Stregoneria,
Solo con Te posso comunicare,
Perché il mondo non riesco ad amare.


Rimane uno spazio nel mio cuore
Dove puoi allestir le Tue dimore,
O Déa Ecate, Cibele, Afrodite,
Minerva saggia, Proserpina mite,
Tu che regni sull'amor di Natura,
E che sempre ti custodisci pura,
Ishtàr che vieni da quei templi antichi,
Dove tornasti dai profondi intrichi,
Ché cercasti l'Amante,
Abbandonando le tue gioie sante,
Ed anche le Tue vesti e la salute,
Le malattie piagaron la Tua cute,
Ma potesti recuperare tutto,
Pur rimanendo in lutto,
Ché poté il Tuo Amore un solo giorno
L'anno risorgere e guardarsi intorno.


Si levò contro la Tua religione
Il Tribunale dell'Inquisizione,
L'Europa diventò un vasto incendio,
Fu pel Martello l'unico compendio,
Ma noi abbiam camminato tra i fuochi,
Voluti da tenebrosi diadochi,
E per le donne che ci hanno lasciato,
Ghirlande di fiori abbiamo intrecciato,
Per poi lanciarle in acque silenziose,
Si allontanarono giacinti e rose,
Fluendo in distanza placidamente,
Di chi ormai non sentiva più niente
Ricordo costruito col lavoro,
Di chi perse l'unico vero oro,
Persone che ora stanno a Te vicine,
Eran meste, ed ora son regine.


Ed io, qui nascosto in questo antro,
Ché vedo ognuno a me schierato contro,
A Te rivolgo questa mia preghiera,
A Te di cui mantello è primavera,
Quando nessuno ascolta nella notte,
Mentre il mondo prosegue vane lotte,
Ogni pensiero a Te saprò orientare,
Nella mia mente non potran frugare.

Nessun commento: