domenica 2 settembre 2007

Lei pattinava

Lei pattinava tanto soavemente,
Da ammaliare il cuore alla gente,
Formando in successione le figure,
Che dolci le riuscivan come pure,
Un otto oppure un cerchio o giravolte,
E molte altre ancora aveva svolte,
Senza che mai vi fosse imperfezione,
Neppure un dubbio oppure indecisione,
Ed io che tanto assorto la guardavo,
Il mondo circostante mi scordavo,
Ed anche tutto quel ch'avevo dentro,
Ché avevo quasi perso il baricentro,
Anch'io volevo muovermi e ero fermo,
Stringendo nella mano il mio quaderno,
Da cui non si muovevano i miei versi,
Che non mi sono mai riusciti tersi,
Come le sue belle evoluzioni,
Che causavano in me tante apprensioni,
Perché per quanto l'ammirassi tanto,
La sua maestria m'abbandonava affranto,
Mai tale perfezione avrei raggiunto,
Tale da fare ogni cuor compunto,
Come in esperienza religiosa,
O cogliendo la fragranza d'una rosa,
Nell'ammirare un prestigio tale,
Che più di ogni rara gemma vale,
Ch'ogni tristezza fa dimenticare,
Ed il mondo tornare fa ad amare.


Così alla fine del bell'esercizio,
Me ne andai tra passioni contrastanti,
Che m'avvolsero in flusso torrentizio.
Mentre tornavo solo tra i passanti,
Ero pervaso dall'ammirazione
Per tanto stile e tanta leggiadria,
Ma anche da una grande confusione,
Per il futuro della mia poesia.

Nessun commento: