Ti muovi, vascello d'argento,
Che va dove lo porta il vento,
Ti muovi, vascello di cristallo,
Vagando sopra i mari e sul corallo,
Nulla tu sai del tuo passato,
Nulla comprendi del significato,
Dei simboli emergenti da quel mare,
Che sei costretto ad attraversare,
E per quanto ti ha già preceduto,
Della tela intricata del tessuto
Di vele, che son da tempo rotte,
Non sai nulla, e guardi nella notte,
Tra relitti da tempo affondati,
Che hanno mosso, ed ora son sfasciati,
Emerge qui e là qualche carena,
Testimonio d'attimi di pena.
Così ti muovi senza locazione,
Privo di rotta o di destinazione,
Il percorso tracciato sulla mappa,
Segui per un po', ma poi ti scappa,
Così il tuo futuro è alla deriva,
Perché non porta più ad alcuna riva,
Il porto che hai lasciato è ormai scomparso,
Come sepolto da un nebbioso sparso,
Nulla comprendi d'ogni traversata,
Che dai rottami da te è interpretata,
Solo il buio s'erge alla distanza,
Ché non ti guida più alcuna speranza,
Ti muovi, vascello d'argento,
Ma ogni desiderio è oramai spento,
Ti muovi, vascello di cristallo,
Ma senza mèta, per non restare in stallo.
venerdì 7 settembre 2007
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