sabato 1 settembre 2007

Amore placido

Non è più con me l'amore placido,
Che di rose senza petali e di spine
Era fatto, e fu vissuto tra rovine
Che d'antico sapevano e di acido,


Un fiume che sempre agita e scroscia
Le acque che tra acuminati scogli
Che s'alzano taglienti e acuti, e poscia
Passi a fatica sempre tra i gorgogli,


Ferendosi tra l'irte e aguzze punte,
Senza trovare mai la via del mare,
Perché da sé non si sa allontanare,
Nel mentre che le stelle in ciel trapunte


Trafiggono tranciando quel bel velo,
Che lacrimare sembra senza sosta,
Per l'ansia che nel muoversi è riposta,
Di chiodi bianchi come un asfodelo,


Non fiori, ma telefonici pali,
Della tua voce portan l'energia
A un altro, perché non è più mia,
Ma vi fu un tempo in cui tra tanti mali


Seppe sempre portare a me ristoro.
Ma è adesso che t'ho persa che mi nuoce
Il non udire più la cara voce
'Sì piena di dolcezza e di decoro,


Mentre lontano una montagna aspra
Dalle punte che fanno male al sole,
Perché i suoi raggi spezza e ad esso duole,
Si leva arcigna, assai scheggiata e diaspra.


Nulla ravviva qui la viva vita,
Nella terra scheggiata da un crepaccio,
Che s'apre rovinoso, freddo, e diaccio,
E pare agli occhi quasi una ferita,


Così io, che m'aggiro senza scopo,
In terra senza ospiti e deserta,
Ché la mia piaga riman sempre aperta,
Non so cosa mai possa essere d'uopo,


Per ritrovar conforto o medicina,
Per quel male ch'ancor mi strugge in petto,
Del quale sento il disastroso effetto,
Ch'ogni altra mia cosa va in rovina,


E poi il silenzio del luogo che giace,
Viene pervaso da un funereo pianto,
Che non sentito, si trasforma in canto,
Che s'armonizza un poco, e dopo tace.


Così ti salutai placido amore,
Ché mi allontano ormai da quel paesaggio,
Del quale ebbi tanto triste assaggio,
Ma del quale non sento più il rumore.

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